CENA INTIMA CON UN ANDROIDE

L’istruttore Wong li aveva fatti sentire diversi in ogni modo. QT4, grazie a lui, ha imparato fin da subito che non avrebbe mai ragionato come le persone intorno a lei, non avrebbe mai avuto una coscienza. QT4 è fatta per non capire le persone. Adesso, nel piccolo monolocale che le hanno assegnato come rimessa, la giovane androide rivive queste frasi trattandole come ricordi…forse non può nemmeno chiamarli così. “Lo sviluppo in vitro della carne sintetica – diceva Wong – rende i vostri corpi simili a uomini e donne, ma non confondetevi mai con loro. Desiderio, coscienza, ragione, non vi apparterranno mai”. E allora perchè tutte quelle lezioni al pomeriggio durante il suo periodo di incubazione? Ha il mal di testa, non capisce. Sicuramente colpa della mia mente limitata, pensa. Questa confusione le ha fatto venire fame. Gli organismi androidi di ultima generazione come QT4 necessitano di pochissimo cibo, ma dopo le settimane di incubazione è normale che si sentano stanchi, per via di tutti i concetti base che sono costretti ad apprendere.

Apre il frigorifero e tira fuori uno dei pezzi di carne lì da qualche giorno. Ora ricorda i ritardi al centro di incubazione, le conseguenti punizioni con il bastone elettrico, e, a parte il dolore, la sua unica risposta: “Ok” alle asserzioni che la sorvegliante EB7 pronunciava con un tono da registratore. “QT4 purtroppo ti devo punire. Appena finisce la lezione bisogna tornare in incubazione, non si fa ritardo”. Le torna il mal di testa. L’istruttore aveva insegnato a tutti il concetto di gentilezza, fondamentale per gli androidi come lei, con un futuro nelle case degli umani. Ha capito che Wong era gentile, EB7 no.

L’istruttore però le aveva insegnato qualcos’altro. “Rimani qui QT4 prima di tornare in incubazione, oggi lezione speciale per te”, le aveva detto un giorno, non ricorda più quale. “Vedi come sei fatta QT4? E’ chiaro che tu sei speciale rispetto agli altri”. “Ok” aveva risposto lei, perchè non capiva. Si era guardato le spalle e, poi, a bassa voce, le aveva detto “Forse riesci a capire cosa intendiamo noi umani quando parliamo di intimità”. Si deve appoggiare con una mano al piano cottura e sorreggere la testa con l’altra perché, ne è sicura, le sta per cadere. “Ok”. “Bene, brava”. Forse è troppo stupida per tenere insieme tutto quanto: gli insegnamenti di Wong sulla missione da compiere nella società, pulizie e lavori manuali, l’enorme differenza con gli esseri umani, e le lezioni nella stanza vuota. Sembra tutta una gigantesca contraddizione. Poi un’altra frase in quel caos: la sua mente le sembra una di quelle zuppe che le servivano al centro di incubazione: tanti pezzettoni di cibo indistinti che galleggiano nel brodo, poi di colpo affiorava, nei giorni migliori, un boccone di carne. Wong le aveva parlato un po’ meglio di ‘intimità’. “Sai QT4, si tratta di fondersi in un solo corpo” “Ma lei ha detto che due cose non possono stare nello stesso spazio”. Lui le aveva fatto un sorriso benevolo, lei aveva sperato allora che quel giorno EB7 non l’avrebbe picchiata. “Sei stata attenta, brava” poi le aveva messo una mano sul ginocchio, l’altra sulla zip della tuta. “Però, per la carne umana, delle volte è un po’ diverso…”. 

L’ultima lezione con l’istruttore riemerge come carne dalla zuppa. Adesso le sembra, a distanza di qualche giorno, di aver capito. Si aggrappa al concetto, l’unico che la sua mente limitata possiede, come una guida: aveva fatto tutto giusto! Se ha compreso una cosa così difficile come l’intimità, è davvero pronta. Il fegato estratto dal frigo sfrigola in padella, lei non ha più il mal di testa. “Le strade dell’intimità sono infinite QT4. Adesso prova tu, non essere timida”, inizialmente quella responsabilità l’aveva turbata, ma ora ricorda tutto. Wong dopo qualche minuto le aveva subito fatto i complimenti. Mentre il fegato cuoce, riapre il frigo per controllare che tutto sia al suo posto. Anche le lezioni di cucina tornano alla memoria: il fegato se cotto troppo diventa duro e amaro, bisogna stare attenti a scottarlo appena appena. Fortunatamente aveva ordinato tutto dalla testa ai piedi nei vari ripiani, come le avevano insegnato. Gli occhi dell’istruttore sono stipati lì con il resto: la fissano mentre addenta la carne succulenta e ad alta voce, guardandoli, ripete “intimità…”.

Un racconto di Daniele Rigamonti

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