Cesenatico, Cile

Mercoledì

Pinochet mi ha detto in sogno che devo costruire un’arca e salvare una coppia di animali per specie. Mia madre gli dice, Che cazzo stai dicendo, Giulio? Fa domande perentorie, mia madre. 

Te l’ho detto Lucia, le risponde mio padre. Il Generale ha scelto me per salvarci e portare avanti la sua memoria. Mio padre non è mai stato quello sveglio della cucciolata, ma è già qualche giorno che ha perso la brocca. Da quando siamo arrivati a Cesenatico, gli è presa questa fissa di Pinochet. Dice che gli appare in sogno, che gli dice che deve portare avanti la sua memoria e altre stronzate. Al gioco aperitivo, ha preso per il colletto un animatore del villaggio dandogli dello sporco comunista.

Ma sei diventato rincoglionito o cosa? C’hai quasi cinquant’anni, oh!

Ma che cazzo vuoi capire, urla mio padre in mezzo alla spiaggia. Tu nemmeno ti ricordi come si viveva con Don Pinocho. Mia madre gli dice che nemmeno lui se lo può ricordare. Sei nato ad Alessandria, continua lei. Sulla spiaggia c’è odore di cocco e gomma bruciata.

Senti donna, ci saranno quaranta giorni e quaranta notti di pioggia. Il Dio della Genesi aveva Noè, Pinochet può contare su di me. E scusami tanto se ci tengo a salvare la nostra famiglia, dice. Mio padre se ne va, borbotta e alza la sabbia con gli infradito. Andrò sul bagnasciuga, dice. Almeno lì non mi giudicano come fate voi.

Giovedì

Mio padre ha vinto la gara di castelli di sabbia del villaggio con una riproduzione dettagliata del Palacio de La Moneda. Predica la parola della destra cilena sulla spiaggia libera mentre raccoglie pezzi di legno. Dice che torneranno e che sarà lui a scegliere chi sarà degno di salire sull’arca non appena arriverà il diluvio. Due coglioni sulla cinquantina gli danno retta e dicono che le zecche di merda andrebbero sterminate. E che annegare è anche una fine troppo dignitosa per i Sinistri. 

Mia madre lo raggiunge e gli dice, Giulio, santa Vergine, vuoi ripigliarti? Hai due figli e una moglie che si preoccupano e tu te ne vai in giro a fare il messia. Guardati, sembri scappato dal Cottolengo. Mio padre finge di non sentirla. Ha catturato due granchietti e li ha messi in un vasetto. I due tizi si congratulano con lui. Uno dice, Eh Nostro Signore vuole spazzare via tutta questa gentaglia di invertiti. Si sarà stufato anche lui. Non riesco a capire se lo prendono per il culo o sono messi male anche loro. Mia madre prende per mano mia sorella e le dice, Se non studi diventi come loro, sta’ in occhio. 

Venerdì

Mentre lega delle assi con una corda, attorno a mio padre si è creato un capannello di gente che lo osserva. C’è un ragazzo con dei tatuaggi lucidi di crema solare, qualche signora sulla cinquantina, due adolescenti che ridacchiano, un pensionato che racconta ad alta voce che una volta si stava meglio e che non è nostalgia, è statistica. Mio padre toglie un chiodo sporgente da un pezzo di legno e dice, Si parte dalla famiglia. Senza famiglia non c’è ponte, non c’è porto, non c’è niente. Una signora con un cappello larghissimo annuisce con tutto il cappello. Lui fa un elenco. Gli elenchi gli riescono bene: due posti per ogni animale, due per chi lavora, due per chi ricrea la specie. Non possiamo portare tutti, e soprattutto sarà l’acqua a decidere per loro, dice. La parola loro ha la capacità di raccogliere tutte le categorie indegne: quelli che vengono qui e fanno come gli pare, quelli che cambiano i nomi alle cose, quelli che non fanno figli, quelli che si baciano tra maschi, dai. Poi, dai, i bambini guardano… E cos’altro, inizieranno a metterselo nel culo davanti a tutti? Poi specifica, Non è odio, è selezione. Non c’è posto per tutti. Lo dico da padre. E mi indica. Un venditore di braccialetti si ferma e il pensionato dice, Non vedi che stiamo lavorando?

Mia madre si avvicina e dice, Giulio, piantala subito che stai facendo solo la figura del coglione.

Una vecchia con una radiolina al collo si gira e le dice, Signora, con rispetto, ma questo è un uomo che ha coraggio. 

Sabato

Mio padre ha radunato attorno a sé ancora più gente. Ci sono sdraio in cerchio e famiglie coi panini nella stagnola. Mio padre dice che è il momento della prova, va verso la barca che ha realizzato e chiede un volontario. Un bambino con la canottiera dell’Inter si fa avanti. Lo fanno salire e spingono la barca in acqua. Mio padre dice, Il popolo ha visto. Il popolo capisce. Due uomini ripetono, Il popolo ha visto. Il popolo capisce, e tutti applaudono. Dopo due metri le assi si piegano e il ragazzino cade di faccia. Mentre la madre lo tira a riva, mio padre dice, L’acqua lo ha rifiutato. Tutti smettono di applaudire. Mio padre resta fermo davanti alla riva, la barca che galleggia a pezzi e il ragazzino già tornato sotto l’ombrellone con la madre che gli asciuga la faccia. Uno dice che al lido accanto c’è un ragazzino che sa camminare sull’acqua nel nome di Almirante. La gente si disperde, qualcuno raccoglie le sdraio, altri fanno finta di niente. Mio padre si volta, viene verso di noi con le spalle curve. La sabbia bagnata gli si incolla alle gambe. 

Mia madre lo aspetta. Quando è abbastanza vicino gli chiede, Hai finito? Mi sembra piccolo. Poi si gira verso di me e dice, Tu mi credi, vero? Io gli dico, Come vuoi tu, papà. Lui abbassa la testa e sorride appena, come se avesse vinto qualcosa. Le onde arrivano a mangiarsi i pezzi della sua barca. Nessuno dice niente.

Un racconto di Luca Comincioli

Foto di Esther Bondì

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