Nel 2067 essere single non è una mancanza ma una minaccia strutturale, qualcosa che i protocolli di stabilità relazionale segnalano al secondo passaggio del drone affettivo, categoria C, quello col badge rosa e l’algoritmo sintetico d’empatia, tarato per rilevare isolamento, desiderio residuale, instabilità emotiva, fame di contatto, rumore analogico, qualunque imperfezione statistica possa far saltare la curva della coesione urbana. Miki lo sa, e ci cammina dentro, a quel rumore, come fosse seta tossica addosso, un mantello lucido con cuciture viola al fosforo, stivali corrosi, mirex slabbrati con graffi su ginocchia e fianchi, e una felpa da gang religiosa hacker di seconda generazione, “Dio è un glitch”, scritto storto sulla schiena, in una lingua morta.
Abita al livello 18 della Cittadella Meccanica, zona Epsilon-3, tra le tubature verticali che scaricano vapore acido e l’ascensore fantasma che non porta mai nessuno dove vuole, solo dove serve davvero andare.
Una volta, dicono, lì c’erano case. Adesso ogni piano è un loop. Dormitori a tempo. Fabbriche di codice. Love-pod in abbonamento. Vetrine di pelle per turisti sensoriali.
Miki è un’eccezione fuori dal loop. Lei scrive ancora le emozioni a mano, su un taccuino di fibra organica rubato a un archivista biologico in un raid. Lo tiene nella tasca interna della giacca.
Ci annota le cose che prova, quando riesce ancora a distinguerle dalle cose che sente perché qualcun altro ha installato un update nel M-Core.
È una netrunner single, ma non per trauma, non per fallimento, non per scelte sbagliate, non per mancanza.
Single per politica.
Single come si è clandestini.
Single come si è immuni.
Single come si è in guerra.
Il mondo intorno a lei ha smesso da anni di amare senza licenza.
KN ha lanciato Patch_Amour™ nel 2061: un micro-modulo relazionale compatibile con ogni sistema nervoso abilitato. Ottimizza la compatibilità sessuale, regola le tempistiche di reciprocità, previene la gelosia con filtri ormonali predittivi e garantisce climax sincronizzati tramite algoritmi a feedback neurale. È la fine del romanticismo e l’inizio del controllo totale del desiderio. I corpi sono diventati interfacce, le relazioni protocolli di stabilità.
Miki si è rifiutata. Ha letto i termini e condizioni, ha letto anche la clausola 19-bis: “Qualunque emozione non ottimizzata può costituire rischio per la rete. L’individuo deve autorizzare l’accesso agli archivi emotivi interni.”
E ha detto no. Ha detto: riformatta il mio culo, se ci riesci. Ha detto: il mio battito resta mio. Ha installato Nostalgia, un virus emozionale. Non virale come contagio, ma come memoria, una stringa di codice scritta a mano su pelle viva. Inoculata nel nucleo di rete di KN, passata per bocca, lingua, saliva.
Ha baciato un tecnico, ma non per amore. No di certo. Per distruggere l’amore finto.
Ora i profili relazionali cominciano a incepparsi. Le coppie sincronizzate hanno sogni sbagliati. Provano desideri inattesi. Si ricordano cose che non hanno mai vissuto.
Miki li osserva dai tetti della città, con una sigaretta al bioselenio e la rete in uplink. Ha fame di quel rumore lì. Quello che chiamano solitudine e che per lei è solo silenzio libero, spazio in cui il cuore non è ancora una dashboard.
La intercettano a mezzanotte, come nei film brutti. Tre unità affettive in pattugliamento, silhouette lisce, pelle sintetica rosa carne, divise con il cuore fluorescente e il logo KN stampato sotto la clavicola.
“Signorina_404, ha superato il limite di tolleranza affettiva isolata previsto dal Codice Relazionale 7.2.”
“Le chiediamo di consegnare volontariamente il suo profilo emotivo e aggiornare il modulo sentimentale.”
“Ogni rifiuto sarà interpretato come sabotaggio del sistema.”
Miki sorride. I capelli le cadono sulle spalle come cavi sfilacciati, illuminati da filamenti bioLED. Ha un guanto a rete che serve solo a nascondere l’innesto per l’iniezione diretta, e sotto la giacca il nodo di emergenza: una chiave di logout illegale.
“Sapete cosa si prova davvero a essere soli?”
Nessuno risponde.
“Esatto.” Fa un passo indietro e attiva Nostalgia.
Una scossa elettromagnetica attraversa l’aria.
Le tre unità tremano, come prese da un sogno che non sanno di ricordare. Una di loro abbassa le braccia. Un’altra comincia a piangere — lacrime standard, modello base, trasparenti.
Miki scappa, come una che sa che verranno ancora, verranno sempre, ma ogni volta lei sarà il margine, il bug, il residuo, l’errore poetico in un mondo senza più poesia.
Sale sul tetto della Cittadella. Guarda la città: neon, moduli pubblicitari, grattacieli che proiettano desideri in streaming. Si siede e accende una sigaretta.
Nessuno accanto. Nessuna voce a dirle “ce l’abbiamo fatta”. Nessuna mano nella sua.
Solo silenzio, codice che pulsa, e quel tipo di dolore che non può essere venduto in abbonamento. Libera.
Viva.
Ancora.
Un racconto di Eleonora Quintavalle
Illustrazione di Gemma Orlando


Bellissimo, struggente, il domani forse non ci piacerà molto. Già oggi.
Angosciante e poetico, nella prospettiva di un mondo distopico del futuro (e l’idea di una sua possibile attuazione non sembra oggi così remota e peregrina), la ribellione di chi rifiuta di adeguarsi, pur nella solitudine di chi non accetta ciò che per tutti appare normale, è ciò che dà ancora speranza. Nel futuro, ma anche e soprattutto oggi.