Dalle mie parti, senza bici, sei morto: dipendi da pullman e genitori, ma i genitori non possono scarrozzarti di qua e di là come ti pare, e il pullman passa due volte al giorno, una di mattina una di sera.
Anche qui a Bolo, negli anni universitari, ho sempre usato la bici; avrei potuto farne a meno, è una città piccola, a misura d’uomo, con mezzi pubblici funzionanti, ma io amo andare in bici. Cioè: amavo. Da quando ci lavoro, non più. Doveva essere una piccola parentesi tra la laurea in Giurisprudenza e un lavoro da laureato-in-Giurisprudenza, ma Gnam2Go mi ricorda che 14.031 consegne e 19.783 km in 587 giorni sono quasi 24 consegne e 34 km al giorno: tutto, fuorché una parentesi.
Pensavo: mi pago l’affitto facendo una cosa che mi piace e che mi fa star bene. Pensavo male. Se riesco a mantenermi, è grazie ai bonifici dei miei. E se quasi 34 km di bici al giorno dovrebbero rendermi quasi-un-atleta, in realtà, ora lo so, i contro surclassano i pro: sì, ti tieni magro e scattante, però la tua colonna vertebrale non ne può più degli sfregamenti molesti dello zainocubo, soffri d’insonnia da crampi ai polpacci, hai i polsi tunnelcarpalizzati, per non parlare del formicolio che ti prende, ogni tanto, tra il culo e le palle. Tra pomate, pillole, integratori e visite specialistiche, la mia manutenzione costa più di quella della bici. In più, tutte le sigarette che mi fumo vanificano i benefici delle pedalate. Niente ordini: sigaretta. Il ristorante non è pronto quando gli mostro il codice: sigaretta. Ho fatto cinque minuti di ritardo e otterrò poche stelle e forse anche una recensione negativa che l’algoritmo di Gnam2Go non potrà far finta di non vedere: sigaretta. Diluvia, si muore di caldo, ho fame, sete, sonno, sono stufo, incazzato, disperato: sigaretta, sigaretta, sigaretta.
Ora, guarda caso, mentre rileggo l’invito di Giulio, fumo. Uno dei miei migliori amici si sposa: dovrei essere felice, ma l’unico piacere che provo è grigio, caldo e cancerogeno. Sei anni di bar e biblioteche insieme, poi lui se ne va a Milano e in due anni trova moglie e lavoro. Un lavoro vero, non un lavoro-parentesi: consulente legale per uno studio di architettura. Gnam2Go mi costringe a rinunciare a mezza sigaretta. In via Massarenti riempio lo zainocubo di scatolette di sushi che lascio in via Orfeo, via San Mamolo e via Saragozza. Carico otto pizze in via Andrea Costa, due per via delle Tofane, cinque per via Ragazzi del ’99, l’ultima per la via Emilia, dove passo al solito coreano, che mi dà un botto di roba per Corticella e San Donato.
Accendo una sigaretta mentre scelgo tra un kebabbaro qui vicino e un greco in centro. Sarebbe bello, andare a Trieste. Luca, Marghe, Tom, Ele, Sonia, Fra: ci saranno tutti. Dovrei prendermi tre giorni. Anzi, ne basterebbero due: la sera del ritorno potrei rimettermi già in sella. Ma c’è anche il regalo: un piccolo contributo tramite PayPal per la luna di miele di Giulio&Laura in Australia&Polinesia. Chi prende kebab non lascia mance: vado dal greco di Largo Respighi e da lì in via San Carlo dove prendo degli hamburger vegani da smistare in via delle Lame. Porto pizze e ravioli cinesi in via Gramsci, tre sacchetti Burger King vicino Piazza dell’Unità, pollo fritto in Cirenaica. Mi merito una sigaretta. Soldi a parte, c’è la festa. Cibo e vino aggratis, balli singoli, di coppia e di gruppo, ragazze carine con vestitini carini, ma anche tutta quella gente che ti chiede come stai e che fai.
Sushi in via Yuri Gagarin, thailandese al Pratello, pizze in via Guerrazzi, ramen in via degli Orti, kebab in via Po, pizze in via Fondazza, tacos a Piazza San Domenico. Sigaretta. Vaglielo a spiegare, che la tua è soltanto una parentesi; e che sei passato dal tabacco alle sigarette industriali perché non hai più tempo per girarti un drum; e che nessuno ti invita né a bere spritz da Miki&Max, né a vedere retrospettive su Herzog o Bertolucci al Lumière, né a farti una scampagnata sui colli; e che tuo padre ce l’ha con te perché lui ti ha fatto laureare in Giurisprudenza e tu consegni cibo in bicicletta; e che ormai non ti è passato solo l’amore per la bici, ma anche quello per Bolo, perché Bolo non è più una città, è una mappa sullo schermo, è un labirinto da pedalare tra una sigaretta e l’altra, una vibrazione e l’altra, una stella e l’altra; e che quella specie di goffo minotauro con la scritta Gnam2Go tatuata sullo zainocubo che pedala e fuma, pedala e fuma, non sei tu, davvero, non sei tu.
Un racconto di Orlando Vuono

