All

Sta nella casa a due piani sull’unica collina tra la città e il Ridge. La collina se l’è fatta costruire con la terra di sua proprietà. La terra rimossa ha lasciato un buco, il buco si è riempito d’acqua. Il lago è suo, come lo sono i pesci, le rane, gli affogati.

Sulla terrazza al secondo piano, una sedia a dondolo, una carabina Spencer, due scatole di munizioni, una pianta di pomodoro dentro una scatola di pomodori in scatola. L’amministratore della proprietà regge un bicchiere di rye fatto in casa. Scuote la testa e dice:

“Tutto vostro. Anche i morti.”

La piana sabbiosa del Sink è la caldera di un vulcano spento, circondata da monti che chiamano il Ridge. Tutto ciò che c’è nella piana è proprietà di All. Senza eccezioni. Le case, l’emporio, la chiesa, la casa bruciata sono suoi. Le cataste di legna, i chiodi, i rifiuti. I braccianti, le puttane. Le baracche fuori città. Tutti suoi sono i cavalli, le vacche, i cani randagi e le mosche. Se vuoi comprare una mosca, te la può vendere solo lui.

Si accarezza i capelli e si siede sulla sedia a dondolo. È magro, gli occhi vicini, gli zigomi rossi, i capelli radi e chiari. Una gamba più corta. Punta il cannocchiale montato sulla canna della carabina e osserva la proprietà.

“Niente?”

“Neanche una mosca, una pietra, una foglia. Non è rimasto niente che non sia vostro.”

“Bisognerà uscire, cercare cose nuove.”

“Non c’è niente oltre il Ridge.”

“Non lo potete sapere. Nessun vivente ha mai superato il Ridge.”

“Oltre il Ridge le guerre indiane hanno sterminato tutti, così dice la legge che voi stesso avete scritto.”

“Se l’ho scritta, posso riscriverla. Prendete nota: bagagli, portatori, uomini armati. Provviste e acqua. Una cuoca che sia anche puttana. Muli e cavalli e altri animali vivi da mangiare lungo la strada. Niente rye o altro liquore.”

“Possedete tutto ciò che serve.”

“Allora non resta che partire. Portiamo un disegnatore e uno scrittore. Prenderanno nota dell’impresa. Ne farò un libro, il mio Libro di Giosuè per la conquista della Terra Promessa. La gente lo dovrà comprare, tenerlo a casa, anche quelli che non sanno leggere.”

“La vostra gente non possiede denaro nè niente da barattare.”

Il libro non si farà.

All porta la carabina e le munizioni. Armano un gruppo di uomini con pistole ad avancarica, spade, lance dalla punta di metallo. Portano un arco, ma nessuno sa tirare con l’arco. All lo spezza e ordina che sia sepolto. Portano una curandera per i malati e i feriti, nel caso le cose si mettessero male.

La carovana è preceduta da due scout a cavallo, senza sella né altro. Davanti alla carovana camminano le vacche da latte, vitelli, capre, i muli e i cavalli a riposo, qualche cane. Gli uomini finiranno per camminare nella merda tutto il giorno.

Corna di antilocapra, piantate nel terreno, segnano la strada.

La carovana lenta come addormentata attraversa la piana sabbiosa accompagnata da lontano da cani randagi, avvoltoi e passeri della salvia.

Si ferma ai piedi del Ridge, dove ogni sentiero scompare e la terra sale verso la cresta. Ammazzano le vacche, le macellano in un fiume di sangue. Gli uomini si caricano sulla schiena la carne che ancora sanguina. Legano i cavalli a cespugli spinosi. Mandano avanti i muli perché trovino la strada per salire. Poi le capre. L’amministratore è rimandato in città a governare ciò che è rimasto.

Ai primi tornanti All sente la mancanza del rye e della sedia a dondolo.

Nel pomeriggio la curandera grossa e vecchia si siede su una roccia e non si alza più.

La notte del secondo giorno raggiungono il bordo del Ridge. Hanno perso due capre, due muli, due peones, la curandera. La puttana è caduta tra le rocce. Sopravvissuta ma inutile, All ordina che la finiscano tagliandole la gola.

Passano la notte svegli, sul bordo del Ridge, senza ordini, con gli occhi fissi sul versante ripido, in alcuni punti verticale. In fondo alla scarpata una larga pianura affonda nel buio. Luci lontane. Alberi solitari, La cicatrice più chiara di una strada, un cielo coperto e piatto. Un puntino luminoso attraversa il cielo rombando. I peones scuotono la testa. Le guerre indiane non hanno ammazzato tutti.

All’appello della mattina mancano cinque peones. Li vedono in lontananza scendere il Ridge di corsa, per tornare a casa. Un altro si è tagliato la gola e i polsi, ancora avvolto nella coperta.

Uno degli armati guarda a lungo la terra piatta che si apre ai suoi piedi – infinita, deserta, enorme – poi spara ad un compagno. Ricarica la pistola, pressa la polvere nera e la palla, si infila la canna in bocca e spara. La testa si apre in due come un baule.

All ordina un inventario delle provviste, delle munizioni, e la conta degli uomini abili. Gli scout senza cavallo sono mandati a cercare una strada per scendere. Non tornano.

Nel pomeriggio All si corica febbricitante. Si addormenta e sogna.

Al risveglio il sole sta tramontando. La pianura è rossa, deserta, tranne due cavalli selvatici che passeggiano senza paura. Dalla parte opposta, nel bel mezzo del Sink, si alza una colonna di fumo. La città brucia.

Sul Ridge ci sono solo rifiuti e cadaveri. La carabina è scomparsa, anche gli stivali. Dappertutto bottiglie spaccate.

All zoppica sui i piedi feriti lasciando orme di sangue. Trova il sentiero. Basterà seguire le piccole merde di capra fino a casa.

All, padrone di niente.

Un racconto di Livio Milanesio

Fotografia di Esther Bondì

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