Il decimo comandamento

Agisci in modo che ogni tuo atto sia degno di diventare un ricordo

Immanuel Kant

Il diavolo è nei dettagli, sosteneva quel tale. E secondo Livia doveva trattarsi di un viaggiatore del tempo, che aveva sbirciato l’epoca dei social network prima di tornare indietro e mettere nero su bianco l’aforisma che lo avrebbe reso immortale.

Non si sarebbe spiegato altrimenti il risucchio alla pancia che provava Livia ogni volta che riapriva il profilo di Tommaso.

Si conoscevano da otto mesi, si scrivevano da quattro, si frequentavano da due. Una situationship che per il momento era rimasta al sicuro da red flag o tentativi di ghosting, ma che proprio per questo Livia cercava di preservare evitando passi falsi – e controllando compulsivamente le azioni virtuali del suo trentatreesimo match di Hinge. Per assicurarsi di non avere a che fare con un cascamorto seriale, s’intende. O con un narcisista patologico, o peggio ancora con un incel psicotico.

Era suo dovere assicurarsi che ogni dettaglio coincidesse con l’immagine che Tommaso presentava di sé, dalla passione per le atlete palestrate a quella per le escursioni ad alta quota, fino ad arrivare ai podcast di crescita personale e ai gruppi indie rock degli anni Ottanta e Novanta. Livia un filo conduttore non lo aveva mica trovato, ma l’importante era che @tomm_ass_ non avesse altri scheletri nell’armadio e si riconfermasse un ragazzo con la testa sulle spalle. Di quelli che avrebbe potuto presentare a sua nonna confermandole che non beveva, non fumava e non saliva mai sulla sua Honda Integra senza il casco.

Per riuscire nell’impresa stava rispettando un decalogo scrupolosissimo, che l’avevano aiutata a mettere a punto Flavia e Cri, e che era strutturato così:

1) Non avrai altro profilo all’infuori del tuo 🡪 lasciandogli un like da un account fake potresti attirare la sua attenzione in maniera ancora più cringe e indesiderata.

2) Non nominare il suo @ invano 🡪 taggarlo è il modo più rapido per far capire a chiunque (lui incluso) che ti sei già fatta un film completo sulla location del vostro matrimonio.

3) Ricordati di cancellare la cronologia delle ricerche 🡪 perché se poi dovessi mandargli uno screen, o se vi vedeste di persona e tu aprissi Instagram davanti a lui, sarebbe un disastro.

4) Onora la regola delle tre ore 🡪 ovvero il tempo minimo prima del quale è vietato visualizzare le sue Storie, a prescindere dal giorno e dall’ora in cui le ha pubblicate.

5) Non condividere 🡪 ma proprio niente di niente; che lo riguardi, s’intende. Nessuna reference neanche indiretta, neanche allusiva, neanche per sbaglio, neanche-mezza-volta.

6) Non concederti like impuri 🡪 anche a lui l’algoritmo mostrerà i reel che ti sono piaciuti, i post che hai ricondiviso, i caroselli che hai commentato: ergo, massima attenzione.

7) Non cliccare 🡪 guai a contemplare alle due di notte i suoi scatti del 2015 per capire se la tipa accanto a lui lo stava toccando all’altezza del fianco o un po’ più giù, tappando involontariamente due volte e facendo apparire un cuore rosso come la tua incancellabile vergogna.

8) Non dire falsa testimonianza 🡪 è perfettamente inutile fingere di fare, pensare o apprezzare qualcosa solo per colpirlo: lui non se ne accorgerà nemmeno, ma il resto della tua rete sì, e si chiederà da quand’è che hai sviluppato un disturbo dissociativo dell’identità.

9) Non desiderare la visualizzazione d’altri 🡪 se pubblichi una Storia, fallo per te. Perché ti va, perché ti piace quello che rappresenta. Senza verificare ossessivamente che lui l’abbia aperta prima dello scadere delle 24h. Anche se sappiamo benissimo che alla fine il motivo era solo quello.

E poi c’era l’ultimo. Che non riprendeva quelli biblici come i precedenti, ma che aveva forse più importanza di qualsiasi altra avvertenza posologica:

10) Non sbagliare chat.

Cioè: non scrivere a lui, anziché alle tue bestie, mentre stai parlando di lui. Non digitare niente mentre rileggi in dormiveglia i DM che vi siete scambiati fino a quel momento, studiando al microscopio il retropensiero dietro ogni sua virgola. Non avviare per sbaglio una videochiamata quando vorresti solo ingrandire il pallino della sua nuova foto profilo. Eccetera eccetera.

Chiaro e semplice, al punto che lei lo aveva dato spesso per scontato.

Finché, un sabato mattina, non aveva scritto a Flavia:

Stanotte l’ho sognato di nuovo, con quella maglietta degli Smiths che aveva l’ultima volta… E se tutto questo overthinking fosse un segnale del fatto che mi sto innamorando?

Ma doveva ancora smaltire la stanchezza accumulata durante la settimana. Era frastornata, sovrappensiero. E il sogno si era trasformato in un incubo nel momento in cui il messaggio era stato recapitato senza volerlo a @tomm_ass_, che lo aveva visualizzato all’istante.

Allora le si erano gonfiate le dita e il telefono le era scivolato a terra. La testa aveva preso a fare lo stesso rumore dell’aspirapolvere e le si era ustionata la faccia. Se ci fosse stata la sua psy, le avrebbe raccomandato di calmarsi con il respiro del leone, ma Livia si sentiva piuttosto un verme piatto, ed era strisciata giù dal letto per nascondersi sotto la finestra.

Tremava, batteva i denti. Non voleva sapere che cosa avrebbe risposto Tommaso. O che cosa non avrebbe risposto. Doveva esserci un modo per congelare tutto e non affrontare le conseguenze di quel lapsus. Nel guardarsi disperatamente intorno aveva sbattuto la testa contro il davanzale – ed eccola individuata, la soluzione. Efficace, definitiva. E possibilmente rapida e indolore, dato che l’appartamento si trovava al settimo piano.

Così aveva alzato il vetro convincendosi che sarebbe stato né più e né meno come concedersi un tuffo in piscina. Doveva solo decidere se preferiva farlo di testa o di piedi, a bomba o a delfino.

Un racconto di Eva Luna Mascolino

Illustrazione di Luca Comincioli

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