Se fosse andato tutto bene, sarebbero arrivati in fondo alla mulattiera che taglia a zig zag la china di sfasciumi. Giù dalle spalle indolenzite i sacchi da montagna, la borraccia di latta passata di mano in mano, allegramente esausti avrebbero sciolto la cordata. L’eco di voci e risate avrebbe animato il silenzio glaciale delle guglie di roccia, delle pietraie, dei canaloni chiazzati da residui di neve grigiastra.
Se fosse andato tutto bene, si sarebbero poi lasciati la montagna alle spalle. Voltandosi ogni tanto alle curve l’avrebbero vista rimpicciolire nel lunotto posteriore della corriera, un sogno reso irreale dall’odore di benzina e di vecchio cuoio dei sedili. E tornati giù, dopo i saluti sotto i portici illuminati, si sarebbero dispersi a piedi o in bicicletta verso l’indomani, un lunedì da passare sgobbando chi in un’aula universitaria, chi in ufficio o nella bottega di famiglia.
Sarebbe stato un giorno da ricordare, se fosse andato tutto bene. Fine estate. In vetta doveva fare un gran freddo, malgrado il sole: nella fotografia in bianco e nero recuperata dal rullino della macchina fotografica di Sandro, e ora incollata sulla pagina di cartoncino dell’album, si tengono stretti in un gruppo compatto, chi in piedi, chi accucciato. Gesti li rendono vivi come lo sventolio di una bandiera – Irma fa ciao agitando le dita nella muffola di lana; Piero finge di battere i denti, berrettino di lana sul cocuzzolo; Linda, che anche questa volta si era fatta pregare per andare con loro, porta la sciarpa annodata intorno alla testa con un gran fiocco da uovo di Pasqua. Carlo è pensieroso, i folti capelli neri esposti all’aria, una mano mezzo nascosta che stringe quella di Marisa in un gesto forse ignaro di restare immortalato.
Se fosse andato tutto bene mia madre, che all’ultimo momento era rimasta a casa – di nuovo in punizione dopo una discussione col padre, si era pure beccata uno schiaffo: quante volte mi ha raccontato tutta la storia – se fosse andato tutto bene, dicevo, mia madre quell’ottobre avrebbe sposato Piero.
Un racconto di Maria Luisa Ladani
Illustrato da Francesca Paola Turco

