Doc, lo sa o no che sono nato lo stesso giorno di Beat Kitano?
Lei non sa una cippa, se lo lasci dire. Eppure l’hanno laureata lo stesso, a lei. Ad example, dovrebbe sapere che non riesco a forget il mio ventisettesimo compleanno: in pizzeria a Fiorenzuola, assunto come dog da circo in uno spettacolo di livello. Festeggiare da solo, in osteria scalcagnata: l’altra cagna dello show intratteneva una sentimental relationship col domatore di lion, il doppio dei suoi anni, tipaccio stempiato di Pomezia. Finita la pizza e lappato il birrozzo, mi sono scattato una foto in una di quelle automatic machine che si trovano nelle stazioni, mentre i camerieri battevano in lungo le vie della little Fiorenza per farmi pagare un conto più salad della four season. Ci sono io, nella foto, con i peli già sfibrati, e un full metal jacket in finta leather, made in Oviesse.
Qualche anno prima, Doc, attraversavo un bridget jones sul Po: era il mio ventiduesimo birthday e volevo lanciarmi down, per non dover tornare al dogville, a celebrare.
Per il quarantesimo ho fatto una very big cena dai volontari della Croce Green, con tanti spaniel. Poi il magister bibendi mi ha preso a pedate, perché ho fatto pipì contro il muro: sono sempre stato maldestro e con la prostata flambé. Non l’ho mai forgive, e se non l’ho preso a mozzichi è perché the only volta che ho dato un pizzico a qualcuno l’ho steso, tipo drake of kommodoro, e da allora ho paura di stirare un essere alive and kicking se gli do una dentata. Alle volte però sento una tale rage against the machine e vorrei fare del male a quelli che mi umiliano, mi mancano di rispetto, mi kickano.
My quarantaduesimo l’ho festeggiato con la mia mistress dell’epoca: lei però mi tradiva con un dobermann castrato, ma certo manco io ero un sylvester stallone, si fornicava poco in quella cuccia, forse perché, come ha intuito una milfona: «Se non ha mai voglia di fiki fiki con te, magari è perché fiki fiki con somebody else».
Il mio trentacinquesimo l’ho passato con una barboncina pelé con cui litigavo parecchio, una volta mi ha spit in un eye e un’altra mi ha tirato la ciotola in face, però con lei non si faceva che fiki fiki. Al nostro birthday, lo facevamo il same giorno, siamo andati al ristorante e io le ho regalato una pettorina yellow e she mi ha detto «Bella, ma lo yellow con cosa lo metto?». Anche quella evening è finita a spit.
Il mio trentesimo compleanno l’ho fatto al freddo, Doc, sotto john snow: la mia compagna, all’epoca una setter irish, mi chiuse fuori dalla cuccia, incavolata black, anche se aveva il pelo red, non ricordo why. Rimembro che suonavo il citofono per farmi open e quasi cry, perché era night, faceva un freddo da citizen kane e pensavo che quella sarebbe stata the last memoria of my trenta, sempre che non fossi finito dead dog walking. Due anni before, il giorno del mio ventotto, io ero il suo lover, perché lei era married con un basset hound, e abbiamo passato il compleanno a Padua, insieme a una coppia di pastori deutschland che non ci sono più, portati via da una osteoporosis. Poi io e lei siamo andati al canile ed è stata la first volta che abbiamo fiki fiki. Lei aveva le sue cose e ha messo un asciugamano sopra le coperte, così da not sporcare. Io però sono stato più fast and furious di un levriero. Lei ha apprezzato, anche se non l’ho fatto apposta.
Il giorno del mio cinquantesimo birthday (sta prendendo note sul block notes, Doc?) l’ho festeggiato nella cuccia del mio last love, una jack russell crowe. Lei mi aveva preparato una cake di crocchette, perché le avevo detto che era il mio favourite dolce. Dopo nemmeno un anno è finita under a tram, mentre rincorreva una pallina. Ogni tanto ci penso e tears for fears, Doc. Povera crowe.
Scelgo sempre il mio birthday, se posso, per ficcare, Doc. Noi si fiki fiki poco rispetto a voi, dieci volte max in life, e non abbiamo questa gran memory card, per cui cerchiamo di fiki fiki nei giorni special, tipo i birthday, così prendiamo due pigeon with a fave e teniamo impressi i remember.
E ora vorrei tanto ricordarmi di altri compleanni, ma è già tanto se tengo nella head il day del mio, il 18 Nevoso e pure Françoise Hardy è born da quelle parti lì, come Dalida, e Poe è nato il 19, e Fellini e Lynch sono nati il 20 o il 21, don’t you remember, Doc? Da cucciolo pensavo non fossero coincidence, che ci fosse un senso, che sarei stato un fourzampe VIP, quello che avrebbe occupied il number 18. Il missing tassello! Invece eccomi, legato a un lettino, con un Doc becchino armato di siringa e di cuscino.
Stop un moment, marrano, maledetto manichino col camice immaculate! Pure Deleuze è born il 18, Doc: non vuole fare un’eccezione, visto il sincronismo eccezionale? Si risparmi il punturone, che a pensare a ste cagnette mi è venuta una erection! Look un po’ qua: le pare che con sto big bambù merito di essere killato?
Se poggia il siringone e prende un metro da tailor per misurarmi il banano, vedrà che il 18 è un number che torna, corsi e ricorsi historical: 18 inch per il 18 day e celebrate the compleanno! Stappi lo champagne che tiene nel refrigerator, maledetto meringone!
Lo sa o non lo sa che sono nato il same day di Gavino Costoletta? Ma sì, Doc, l’attore di Dance with the Lupus.
Lei non sa una cippa, Doc, se lo lasci dire. Eppure l’hanno laureata lo stesso, a lei.
Un racconto di Federico Dilirio

