Oggi al residence è arrivato l’autista e ti ha portato al ristorante da Floriano.
Ora, lo hai detto un sacco di volte che questo non è il posto adatto per ricevere la clientela: bisogna cambiare e scegliere qualcosa più di livello. Insomma, la gente con cui devi stringere accordi va coccolata, soprattutto prima di stringerli, quei benedetti accordi.
L’hai fatto presente mille volte al fesso di tuo figlio, ma lui è sempre lì a tirar fuori quel suo sguardo bovino che sembra che ti implori.
«Ma che ti implori», gli hai gridato in faccia l’ultima volta. «Guarda tua sorella e impara da lei», ma lui per poco non si metteva a piangere. Chissà perché, poi. Che avrà in quella testa.
L’autista vorrebbe aspettarti fuori dal ristorante, ma gli dici che se serve lo chiami. Intanto scendi e ti incazzi perché alzi gli occhi e vedi che l’insegna, sulla F di Floriano, è crepata al punto che si vedono i tubi al neon anneriti. Allora prendi la portiera e la sbatti. Vedi che l’uomo dentro la macchina sussulta, ma rimane fermo sul sedile, immobile e ti viene da ridere perché è vero che il tempo passa, i figli diventano grandi e tu invecchi, ma di te hanno ancora tutti una paura fottuta. La senti mentre si insinua nelle narici, la riconosci e ti inebria.
Alzi di nuovo gli occhi sull’insegna e pensi che la sera manco s’accende. Vabbè, per fortuna ora c’è il sole e forse i clienti non se ne sono accorti.
Ormai ci sei ed entri, ma domani, appena arrivi in ditta, ti sentono tutti.
Floriano ti viene incontro per salutarti.
«Commendatore! Che piacere rivederla qui».
Prima di porgerti la mano, se la liscia sul grembiule.
Storci il naso e lui se ne accorge, allora la lascia sospesa un momento e poi la volta a indicarti la strada.
«Le abbiamo riservato la sala dove potrete stare tranquilli».
Ti guarda incerto e aggiunge sottovoce: «Come sempre, Commendatore!».
Quell’aria ossequiosa la tira fuori apposta per farti capire che ha fatto uno sforzo e per questo si aspetterà una buona mancia al momento di saldare il conto.
Vada per la mancia e intanto ti auguri che non abbia salutato personalmente anche gli ospiti: alla vista del grembiule sarebbero potuti scappare tutti. E invece no, sono ancora lì. La saletta è gremita e, quando arrivi, tutti si alzano in piedi e ti vengono a salutare, qualcuno si agita, salutando da lontano. Strette di mano, abbracci, persino baci.
Dev’essere giorno di paga per quanto sono allegri o forse sono solo su di giri.
Dai una rapida occhiata ai bicchieri e noti che hanno già preso l’aperitivo: che cafoni!
Ti guardi intorno ostile e ti rendi conto che il viso di qualcuno ti sfugge. Saranno clienti trascinati lì dai tuoi figli, gente nuova, contatti curati da loro. È normale: a tua figlia hai già affidato la direzione commerciale, a tuo figlio la produzione. Ormai, da vecchio leone, hai tenuto solo la direzione strategica e segui gli acquisti per conto di tuo nipote che il venerdì arriva a darti una mano. Tra poco finirà il dottorato a Losanna e potrai tirare un respiro di sollievo.
Eccolo lì, Lorenzo, che ti aspetta in piedi e c’è ancora un posto libero accanto a lui. In genere ti siedi vicino a sua madre, ma a tavola è una rompicoglioni pazzesca: si mette a contarti i bicchieri e i bocconi che mandi giù e ogni portata diventa un campo minato. Però sei orgoglioso di lei perché è la sola che ha preso da te, assieme a suo figlio, che è da preferirsi in queste occasioni.
«Lorenzo, grazie per avermi tenuto il posto».
Lui resta interdetto e poi guarda di fronte. Guardi anche tu: c’è una bella donna seduta che chiacchiera con una ragazza più giovane, in piedi accanto a lei. È incinta e ti ricorda qualcuna che in quel momento ti sfugge. Quando Lorenzo richiama la loro attenzione, vi sorridono entrambe e la ragazza fa segno di accomodarvi. Vi sedete e poi anche la giovane prende posto di fronte. Le vedi riprendere a parlare fitto fitto, a bassa voce, e ridere tra loro.
Dai un’occhiata in giro, ma non vedi tua figlia.
Lorenzo ti riempie il bicchiere e fa: «Ti trovo bene nonno».
Ti abbandoni sulla sedia e ti senti un po’ stanco.
«Sto bene» dici, perché non vuoi che si preoccupi.
Ti sorride e tu puoi rilassarti. Anche lui, come gli altri, ha già finito il suo calice, ma se ne versa subito un altro e si alza a fare un brindisi. «All’anniversario!» dice.
Resti di stucco perché non sai di che parla, però ti guardano tutti e brindano, così alzi il calice e bevi tutto d’un fiato. Fare domande è escluso: la gente non aspetta altro di vedere che cominci a perdere colpi, però vuoi capire e vai a caccia di indizi.
La tavola è quella delle grandi occasioni, ma c’è una baraonda tremenda e avresti voglia di schiacciare quelle piccole pesti che scorrazzano in giro.
Posi di nuovo lo sguardo sulla donna di fronte. Ora è sola perché la ragazza incinta si è alzata ed è vicina a tuo nipote, ridono e lui le sfiora la pancia. La donna, che ha seguito il tuo sguardo, ti osserva curiosa. Le parli di tua figlia e le dici che ti dispiace non vederla lì.
«Anche a me» risponde abbassando lo sguardo e, quando lo rialza, ti sembra di intravedere un velo di lacrime. Provi a farla ridere e dopo un po’ ci riesci, ma gli occhi rimangono tristi.
Ti piace un sacco e così ti viene l’idea pazza di portarla fuori stasera. Sei sicuro che lei l’abbia capito perché a momenti arrossisce e allora decidi che dopo il pranzo ti farai avanti.
A un certo punto però sembra che tutto finisca all’improvviso e tuo figlio già vorrebbe riaccompagnarti.
Lo fermi e chiedi di lei.
Lui cambia discorso, ma tu insisti.
Allora lui sbotta: «È la mamma».
«La mamma di chi?» chiedi.
«Nostra madre, papà. Tua moglie».
Ti volti e la fissi, ma non ti ricordi niente. Ora sei proprio stanco e dici: «Vabbè… andiamo».
Un racconto di Francesca Turchet


Molto ben scritto: crea suspense e ti fa capire la percezione distorta della realtà vissuta dal protagonista e la sofferenza mal celata di chi gli sta intorno e gli vuole bene! Alla fine però non sai più se stare dalla parte del protagonista ( che comunque non ha un bel carattere) o da quella della famiglia che soffre per lui e con lui! Alla fine, insomma…tu, lettore, sei disorientato e decidi di rileggere tutto un’altra volta…
Vicino alla fine…. Mi viene da dire, quando la realtà si distorce ma è più vicina all’essenza. Si colgono due note (conferme di insegnamenti millenari) importanti per me: la prima è che i nostri difetti con l’età si acuiscono, non si acquietano e probabilmente se non li abbiamo depotenziati in questa vita ci seguiranno nella prossima. La seconda è che l’incontro di due anime che si riconoscono, trascende questa realtà e anche quello sì, passa di vita in vita. Uno spaccato molto interessante.