Io mi chiamo Achille ma non sono un guerriero. Lavoro in un call center per seicento euro al mese quando va bene. Una volta era di moda, fare i lavoratori dei call center. La gente ci portava a esempio di precariato moderno. Adesso vanno di più quelli che consegnano le pizze in bicicletta e rischiano la vita agli incroci, o quelli che impacchettano per Amazon. Ma noi esistiamo ancora. E siamo ancora precari. E guadagniamo ancora meno di quello che ci servirebbe per arrivare a fine mese. Anche se poi in qualche modo ci arriviamo sempre, perché siamo giovani e abbiamo voglia di vedere com’è fatto il mese dopo. A dirla tutta, forse siamo per davvero un po’ guerrieri.
Non ero mai stato ossessionato dal tempo, ma adesso un po’ lo sto diventando. Perché al call center mi pagano a chiamata. Più chiamate prendo e più mi pagano. Poi ci stanno anche altri fattori, tipo le stellette che mi mette la gente e quanti ticket chiudo, ma comunque in generale più chiamate prendo e più mi pagano. Così ho imparato a essere rapido, preciso e andare dritto al punto. Sono una scheggia. Proprio come Achille quando andava dietro alla tartaruga e se non l’acchiappava era solo perché il problema era formulato male. Per acchiappare la tartaruga, dice il paradosso, prima Achille deve arrivare dove stava lei all’inizio. Ma intanto la tartaruga s’è spostata. Magari di poco, ma s’è spostata. E allora adesso Achille deve arrivare fino a dove lei s’è spostata. Però la tartaruga intanto, maledetta, s’è spostata di nuovo. Magari di pochissimo, ma s’è spostata di nuovo. E insomma Achille non l’ha acchiappata manco stavolta, e se continua a ragionare così finisce che non l’acchiapperà mai.
A volte, quando rispondo al telefono, la gente mi chiede se rispondo dall’Albania. No, dico io, sto all’Eur. Ah, dice la gente, ma sei sicuro? Fammi sentire un po’ come parli, di’ qualcosa. Che devo dire? Quello che ti pare, solo per capire se rispondi dall’Albania. Ma se le ho detto che sto all’Eur, faccio io. E calco l’accento romano per convincerli. No, scusami, dice la gente, non volevo sembrare razzista, è che spesso rispondono dall’Albania, con l’accento loro albanese, e poi non capiscono, devi stare le ore a spiegargli il problema. Vabbè, dico io, non importa, mi dica cosa posso fare per lei. Lo capisci subito, quando rispondono dall’Albania, perché non sanno dire le doppie. Va bene, dico alla gente, ho capito, adesso mi spieghi come posso aiutarla. Io non ho niente contro gli albanesi, eh, è solo che poi devi stare le ore a spiegargli il problema.
Anche con Marina vado dritto al punto, a volte basta meno di un minuto. Sono una scheggia, le dico. Si chiama eiaculazione precoce, dice lei. Per adesso ci scherziamo sopra, ma chissà che col tempo non diventi un problema pure questo. Oppure invece un giorno sarà la norma, evoluzione della specie, ci adatteremo ai ritmi frenetici contemporanei e verremo tutti prima, uomini e donne, così il problema non sarà più un problema. Prima o poi mi lascerai per qualcuno meno rapido di me, dico a Marina. Qualcuno chi? Ettore, faccio io, si chiamerà Ettore. Lei ride, e io per il resto della settimana mi mostrerò geloso di questo Ettore lentissimo che non esiste. Per adesso ci scherziamo sopra. Se continui così, vedrai che prima o poi l’acchiappi, quella benedetta tartaruga, dice Marina. Non posso, faccio io, è un paradosso. Tutta la vita è un paradosso, dice lei che è saggia, siamo circondati da tartarughe. Vero, ammetto io, anche lavorare tutto il giorno per arrivare a fine mese, così da poter lavorare tutto il giorno pure il mese dopo, è un paradosso. Come andrà a finire questa storia?, chiede Marina. Parliamo molto quando facciamo l’amore. Anzi, ultimamente, più che fare l’amore parliamo. Io tra un tentativo e l’altro fumo sigarette. Marina non fuma e allora fa domande. La sua domanda preferita è Come andrà a finire questa storia?
Secondo me, seicento euro al mese sono pochi. Forse bastano in Albania, non lo so, non ci sono mai stato. Anche se un paio di volte ci sono andato vicino. Avevo un amico albanese che viveva in Italia e l’estate mi invitava ad andare con lui a Valona. Però mi invitava sempre il giorno prima di partire e io non ero pronto, avevo altri piani, avevo finito le ferie. Ho sempre sospettato che me lo dicesse il giorno prima apposta per non farmi accettare, anche se alla fine era un bravo ragazzo e una volta abbiamo pure fatto insieme un interrail. Adesso che ci penso, in effetti, anche lui aveva problemi con le doppie. Comunque mi ricordo che un’estate ci ho ragionato per tempo, mi sono preparato e ho fatto i piani perfetti per andare in Albania. Ho lasciato qualche soldo da parte, mi sono tenuto i giorni di ferie, ho preallertato i colleghi che forse sarei mancato un po’, che mi stavo organizzando, che dovevo solo avere una conferma. Ho pensato: così quando me lo chiede, anche se è il giorno prima della partenza, gli dico di sì e il giorno dopo parto. Ero prontissimo, l’avrei fregato, e sarei andato finalmente a Valona. Ma lui quell’estate è partito e non m’ha detto niente.
Come andrà a finire questa storia?, chiede Marina. Male, faccio io. Male? Lo sai benissimo come andrà a finire. Che continuiamo a combattere, giorno dopo giorno, fine del mese dopo fine del mese, per chissà quanti anni ancora. E poi un giorno finalmente ammazzo Ettore per vendetta, e dopo loro m’ammazzano a me colpendomi sotto a un piede, pensa che finaccia. Marina ride. Come andrà a finire questa storia?, chiede. Andrà a finire che ci sposiamo, ovvio, e facciamo un festone con centoventi invitati e poi ce ne andiamo in viaggio di nozze. Fico, dice Marina, ho sempre sognato di andare alle Maldive. Vediamo, faccio io, o alle Maldive o a Valona. A Valona? No, è che è un mio nodo irrisolto dall’adolescenza. E comunque guadagno seicento euro al mese, dove cazzo vuoi che andiamo; capace che in Albania riesco pure a fare qualche ora di call center la mattina e possiamo stare due giorni in più. Marina ride. Come andrà a finire questa storia? Andrà a finire che prima o poi baro e l’acchiappo, la tartaruga maledetta, tutte le tartarughe della mia vita, e finalmente torniamo a goderci le giornate e a fare l’amore con calma e senza parlare e fumare le sigarette. Bari? Ho scoperto che vanno in letargo. Specialmente quelle di mare, tardo autunno/inverno. Novembre prossimo, aspetto che si appisolino e le acchiappo tutte.
Un racconto di Marco Volpe

