Una volta mi sono lasciata convincere da Lilli a fare quello che prima e dopo quel momento mi ha sempre fatto schifo: un appuntamento al buio. Ancora mi chiedo come mai, e l’unica spiegazione che trovo è che quel giorno il mio cervello era andato in blocco. Ma forse è una spiegazione troppo semplice. O troppo complicata, non so. Ad ogni modo le cose sono andate così.
Il tizio dell’appuntamento si è presentato al locale con un triacetato celeste da spacciatore e i capelli unti. Io ero già seduta al tavolo. Elegantissima e pettinatissima.
Non so come, mi ha individuato quando era ancora sulla porta. Si è avvicinato gobbo e storto, tra scatti e improvvisi arresti, e si è lasciato cadere sulla sedia. Ha cominciato a guardarsi attorno e poi mi ha fissato, ma solo un attimo. Tu sei tu, vero? Mi ha chiesto con aria allarmata.
Mi sembrava divertente, allora ho riso. Lui mi ha squadrato minaccioso. Non c’è niente da ridere, ha sibilato.
Mi ha preso un po’ di agitazione: io ho un debole per i tipi strani, ma questo tizio, come dire, mi sembrava strano dal lato sbagliato. Il lato di Chicatilo, o di Ted Bundy.
Stavo per dirgli che dovevo andare in bagno, giusto per prendere tempo, o forse per scappare dalla finestra, quando lui con voce nasale ha cominciato: VREM, VREM, VREM.
Io mi sono limitata ad alzare un sopracciglio.
Lui ha continuato: VREM, VREM, VREM, VREEEEM!
L’ultimo è stato davvero molto, molto lungo.
Ho pensato: se non intervengo, questo è capace di ripeterlo altre novanta volte.
Cosa significa?
Lui ha annuito con aria compiaciuta, ma ha smesso subito e fatto una smorfia disgustata, come se gli fosse arrivata alle narici una zaffata del suo stesso sudore.
Il mio medico dice che durante il sonno raggiungo la fase VREM.
Poi ha riso forte e si è impettito passandosi la mano tra i capelli. Ho guardato rapita tutte le sue dita scomparire scivolando tra i riccioli oleosi.
Very Rapid Eye Movement, capisci? Non solo Rapid, Very Rapid. Voi con la vostra fase REM quando sognate vedete qualcosa come Vilas Borg, tennis narcotizzato di cinquant’anni fa, io invece ho davanti Sinner contro Alcaraz. Ritmi infernali, occhi supersonici. VREM!
A quel punto ho fatto un sorriso di circostanza. Io non sono una persona diplomatica, ma in quel momento ho avuto l’esatta percezione che non assecondarlo aumentasse notevolmente le probabilità di finire la serata nel suo bagagliaio, se per caso fosse fallito il piano di scappare dalla finestra del bagno.
Non c’è nulla di cui vantarsi, comunque, è solo neurofisiologia. Ha aggiunto dopo un po’.
Solo neurofisiologia, ho ripetuto io.
Mediatori, neurotrasmettitori. Spike. Mi segui?
Certo, spike.
Mica solo i sogni, eh? Tutto accelerato.
Mentre diceva così aveva ripreso a passarsi le dita tra i riccioli traslucidi.
Le mie sinapsi viaggiano al doppio della velocità delle tue. Senza offesa.
Io ho alzato le spalle come per intendere: figurati, nessuna offesa, inutile lottare con la neurofisiologia.
Non credere che siano tutte rose e fiori, comunque. Non c’è solo l’accelerazione, non c’è solo il VREM: c’è tutta la controparte.
Dimmi la controparte, ti prego.
Per un attimo mi ha squadrato con sospetto, poi il dubbio che lo stessi prendendo in giro l’ha abbandonato.
Paranoia e consapevolezza della paranoia intrecciate a doppia elica. Deliri a corrente alternata. E chiaramente ipersensibilità alle droghe.
Ah ecco, ti droghi, ora mi spiego il triacetato orrendo. Ho pensato io mentre cercavo di attirare l’attenzione del cameriere: non sapevo ancora se per ordinare o per farmi scortare fuori.
Una canna leggera mi fa l’effetto di un acido.
E se ti fai un acido?
Come farmi di DMZ, mi ha risposto con occhi spiritati.
Questa la so, Infinite Jest, è piaciuto anche a te?
Il mio entusiasmo era autentico, conoscere qualcuno che cita il migliore romanzo del mondo fa sempre piacere. Ma in certi casi passa subito.
Perché ti esalti? IJ è il libro più sopravvalutato della storia della letteratura. I terroristi in carrozzina sono una bella trovata, però, te lo concedo.
E l’accademia di tennis? Quella non ti piace? Non dicevi qualcosa sul tennis?
Ovvio che dicevo qualcosa, ma cosa c’entra? Non hai ascoltato niente? Che cosa parlo a fare? Ha chiesto scoppiando a piangere.
Il cameriere è arrivato mentre lui aveva ancora gli occhi lucidi. Stavo per ordinare direttamente due bottiglie di vino quando lui è sbottato: da bravo, torni dopo, ho bisogno di più tempo.
Mentre il cameriere girava i tacchi mi sono chiesta: e quella storia della rapidità, allora?
Lui forse mi ha letto nel pensiero, perché subito ha spiegato: Steve Nash ci pensava un quarto d’ora prima di decidere se voleva un caffè. Non so se mi spiego.
Eccome se ti spieghi, gli ho confermato.
Bene, adesso sono pronto, ha detto lui dopo un po’ con un’aria grave. Si è girato e ha fatto un cenno al cameriere.
Allora, prima di tutto io vorrei del sedano. Quanto sedano avete stasera? Perché io ne vorrei moltissimo.
Io e il cameriere ci siamo scambiati un’occhiata empatica.
Prima di riuscire a ordinare le mie due bottiglie di vino, lui ha ripreso.
Ah, dimenticavo. Il VREM implica eiaculazione precoce, ma questo non è un problema, giusto?
Il cameriere ha preso a sghignazzare.
Lui ha insistito: giusto? Dieci secondi bastano?
Avanzano, a volte. Gli ho assicurato io.
Lui ha fatto una faccia soddisfatta, ma solo per un attimo. Poi ha scosso la testa con aria assente, sussurrando sempre più piano VREM, VREM, VREM, VREM mentre io mi alzavo dal tavolo senza che lui se ne accorgesse.
Un racconto di Guido Casamichiela

