Mi pare di stare a manhattan.
Il giorno di capodanno.
Io a manhattan non ci so’ mai stato.
Ci sarei voluto andare ma poi penso che ci vado a fa’ basta che arrivi il capodanno e la via di casa mia diventa tale e quale.
Gente che cammina e che passa sotto e sopra chi urla al banco del pesce per trovare l’ultima cozza l’ultima vongola che poi il pesce si sa lo sanno tutti, il pesce l’ultimo giorno dell’anno non lo devi mai comprare, proprio il trentuno dicembre, è ‘na stronzata trovi solo le rimmasuglie, trovi solo monnezza me lo diceva sempre papà prima che mamma morisse, me lo diceva sempre e poi qualche tricchitracche, qualche stelletella, perché è sempre buono sparare, porta bene sparare diceva papà ma mo’ papà non dice più niente; sono tre anni che papà non parla più; sta tutto il giorno in casa, abbracciato alla sua peroni trentatré come fosse una seconda moglie come fosse una seconda madre ma oggi non so perché, oggi lo capisco un po’ di più.
Quel capodanno di due anni fa il cielo faceva schifo, era grigio di un grigio che pareva dire niente non ti voglio fa’ trova’ pace oggi e vaffanculo tanto io stavo steso sul letto.
Stavo steso a ripetermi le parole di Sara dentro le cervella perché sei un fallito, ma fallito in cosa scusa?, non lo so, sei un fallito, che ne so, rispetto alla vita al lavoro rispetto al cazzo che hai cagato non lo so fai tu. E mi lasciò. Il mio nokia trentratreddieci che comprai solo per il gioco del serpente che s’inseguiva da solo non suonò più. Pa’, pa’ so’ fallito?
Il tempo passava scandito dalle esplosioni della bomba di maradona e che cazzo di botta che fa, la bomba di maradona ma poi mi chiedo, ma se tu la spari mo’ per prova, dopo che spari?
Sei fallito perché non hai fatto mai un cazzo nella vita, a un certo punto mio padre. E non ero più abituato alla voce di mio padre, ero talmente disabituato che pensai fosse la voce del padreterno, eh mai un cazzo, come fosse semplice! Ho ventinove anni e pare ch’è colpa mia se so’ disoccupato pare che non sai che ho provato concorsi ho provato conoscenze raccomandazioni consigli segnalazioni preghiere favori leccate di culo leccate di piedi imprecazioni curriculum vitae che manco sapevo che cazzo fosse un curriculum che manco sapevo che cosa avevo da scrivere lì dentro così mi inventai le palle, mi inventai salumiere poi macellaio poi mi inventai magazziniere però, quanti mestieri eh ch’ha fatto Tonino e poi ho provato a Roma da zio e a Firenze da mio cugino e Prato e Siena da Andrea il compagno mio delle elementari e ovunque e ho pregato e poi preghiere sempre preghiere; andai anche da Don Alfio per chiedergli che cazzo di preghiera dovessi pregare per un posto di lavoro e poi iniziai a pregare ché le preghiere funzionassero; niente. Funzionavano solo ‘ste cazzo di bombe di maradona.
Dopo quella frase di papà tornò il silenzio in casa, interrotto solo dal mio cellulare. Squillò; lo tenevo dietro, quasi sotto il culo e pronto Sara senti ho capito che / chi? La Maristar? E che è? Un posto di lav- / scusate ma state sfottendo? / Il sei gennaio? Ma certo ma sicuro che non è uno scherzo?, papà! Pa’ m’ha chiamato la Maristar, le cinture di sicurezza per la fiat papà, pa’ sei contento?, vedi che non so’ fallito pareva di nuovo capodanno pure per me; papà non rispose, allora pensai di uscire fuori il vicolo che pareva manhattan, e mo’ piaceva pure a me, quell’america un po’ lontana. Prima di uscire, vicino la porta baciai con le dita la foto di mamma, era stata lei ne ero sicuro e fuori al vicolo la gente che passava mi pareva migliore, pure Rascel mi pareva migliore mi sembri più alto oggi, Rena’! Hai capito che è successo e Renato detto Rascel, perché il quartiere lo chiamava così e io lo chiamavo così, ah, allora devi festeggiare mi dice, tie’ accendi ‘sta bomba di maradona! No Rena’, io ‘ste cose non le so fare, ma che ci vuole accendi la miccia e ti allontani, e va bene Rena’ tieni l’accendino sì eccolo grazie così mi avvicino e
ore sedici e diciotto di quel trentuno dicembre di luci di natale e di aiuto chiamate un medico e di distrazioni e di bombe di maradona inesplose e poi esplose e di dita che saltano e di fumo e bambini che piangono e il solito antifurto di una solita auto a fare da sottofondo alla sirena dell’ambulanza e operato alla mano sinistra ho perduto pollice indice medio e anulare la mano sinistra, e io so’ pure mancino e ho perduto pure il lavoro e ci dispiace ma senza ‘na mano come la fai, la manovalanza?, come si può?
Ho passato giusto un anno giusto, è di nuovo capodanno e di nuovo il vicolo che pare manhattan e di nuovo il pesce sempre più caro e ancora i parenti a casa e il pandoro ché il panettone fa schifo e pare che in un anno non è cambiato niente, tengo solo quattro dita mancanti e papà sta sempre là, un po’ più cirrotico e un po’ più silenzioso.
In quest’anno ho provato a fa’ i panini al pub di Enzo, ‘n amico, Enzuccio, mi ha dato una possibilità m’ha messo a fare i panini e ogni sera tagliavo panini e po’ sulla piastra e provola e mozzarella filante che scotta come scotta la ferita e salsicce e wurstel e patate fritte e melanzane e funghi e ketchup e majo e dopo un po’ capiscimi, Toni’; non è per te, ma alla gente fa schifo vederti fare i loro panini con questa tua, cioè senza la tua, purtroppo così perdo i clienti e tu comunque il posto lo perderesti lo stesso, mi dispiace Toni’, c’ho provato ci ha provato, Enzo, perché in fondo è un amico ma senza dita non si può far niente così me ne sto a casa pure l’ultimo giorno dell’anno e la foto di mamma tiene un sacco di polvere sopra e devo-dovrei pulirla e il nokia mio non funziona proprio più ma squilla. Di nuovo. E non può essere Sara, no, mo’ si sposa ch’è pure incinta e non può essere nemmeno la Maristar e chi può essere? Pronto; chi? Salvatore? Chi? Alle scuole medie? No e chi si ricorda e chi ti ricorda, ciao comunque ma chi ti ha dato il mio / Eh?
‘Na piazza.
No ma io non posso vendere ‘sta roba non ho mai manco /
Millecinquecento euro alla settimana?, ma veramente?, so’ parecchi soldi, e no, non te ne fotte della mano no
A Salvatore detto Totò non fotteva niente della mano.
Perché per ‘sto mestiere basta solo un dito.
Solo un dito.
Un racconto di Fabio Pisano
Illustrazione di Bottone

