Bottone

Last Christmas

«Allora, mi dica, come sono andate le cose?»

«Ecco, ispettore, io non so bene da dove cominciare.»

«Cominci dal principio. Quando si è fatta strada, in lei, l’idea di ucciderlo?»

«Ucciderlo? Ma no, io non volevo ucciderlo, è stato un incidente.»

«Allora mi racconti dell’incidente.»

«Dunque. Io me ne stavo per i fatti miei, come sempre. Pulivo casa, mettevo in ordine, cominciavo a impacchettare i regali. Sa, non si può arrivare all’ultimo minuto, che poi il tempo non basta mai e…»

«Venga al punto.»

«Certo. Ecco, mentre ero lì per i fatti miei, qualcuno suona il campanello. Apro, e chi mi trovo davanti? Lui, proprio lui, che mi dice guarda un po’ qui fuori. Io guardo e, per la miseria, mi trovo davanti una fuoriserie. Ma esagerata, eh. Roba costosa, rifiniture extra lusso, insomma top di gamma. E lui ride, e mi dice hai visto qui? Con questa me ne faccio di viaggi, tu nemmeno te li sogni. Capisce, ispettore, quell’infame? Perché lui lo sa che una cosa del genere io non me la posso permettere e, anche se potessi, non sarebbe nel mio stile, non crede? Ho la mia immagine da salvaguardare, io. E così non c’ho visto più.»

«È stato allora che ha deciso di ucciderlo?»

«Ma no. Certo, ero arrabbiata, ma non pensavo di ucciderlo. Come glielo devo dire che è stato un incidente?»

«Quindi, che cosa ha fatto?»

«Quindi ho lasciato sbollire la rabbia e ho deciso che si meritava una lezione.»

«E ha deciso di dargliela proprio ieri notte?»

«Eh sì, perché almeno sapevo dove trovarlo. Vede, è così metodico, comincia sempre da quella villetta col giardino in fondo a via Manzoni, ha presente ispettore? Intendo quella che ogni anno mette sulla finestra il pupazzo del Babbo Natale che si arrampica. Orrendo, è talmente kitsch. Inguardabile. Ma ovvio, a lui piace quella roba, ha dei gusti pessimi. Comunque, sono andata lì e l’ho aspettato.»

«Quindi, riassumiamo. Lei l’ha aspettato in via Manzoni alle, diciamo, ventitré e quarantacinque di ieri, ventiquattro dicembre, giusto?»

«Esatto.»

«E cosa è successo quando lui è arrivato?»

«Si è preso un colpo, quasi ci resta secco per lo spavento.»

«E poi?»

«E poi si è messo a fare tutti quei discorsi che gli uomini fanno sempre quando non hanno argomenti, tipo che cosa ci fai qui, levati da questo camino e tornatene a casa che è là il tuo posto, questo è un lavoro da uomini, roba del genere, ha presente, ispettore? Insomma, come si permette di insultarmi così? Consegno regali dalla notte dei tempi, io, e faccio tutto da sola. Mica ce li ho, io, gli elfi che pensano a tutto. Lui fa tanto il gradasso, ohohoh, ma intanto il lavoro pesante tocca a quelli là, che secondo me non sono nemmeno in regola, e ci scommetto la mia scopa che li paga una miseria. Allora gli ho detto guarda che questa è l’ultima volta che fai lo spaccone e mi costringi a fare il ripiego. È ora di finirla che la notte di Natale te la prendi sempre tu e a me lasci il sei gennaio, che è l’ultimo giorno di vacanza e sono tutti incarogniti perché il giorno dopo si torna a scuola e a lavorare e nemmeno se li godono, i regali che porto.»

«Dunque, ha deciso di dargli una lezione e l’ha aspettato sul tetto della villetta di via Manzoni. E in che modo voleva dargli una lezione?»

«Beh, volevo fracassargli la slitta nuova. La fuoriserie, intendo. Sa quanto ci tengono, gli uomini, alla loro fuoriserie. È l’estensione del loro…»

«Certo, certo, chiarissimo. E così gli ha sfasciato la slitta?»

«L’idea era quella. Ho liberato le renne e ho cominciato a spaccare tutto con una spranga di ferro. È stato divertente, sa? Doveva sentire lui, ispettore, quanto strillava.»

«Però non si è limitata a spaccargli la slitta.»

«Vede, ispettore, il fatto è che la situazione mi è sfuggita di mano. Lui urlava, si stavano accendendo le luci nelle case, qualcuno si affacciava alle finestre, e guai se ci avessero visti, è vietato farsi vedere, lo sa anche lei, ispettore, e insomma, per farla breve, ho dovuto zittirlo.»

«Zittirlo? Lei lo ha spinto giù dal tetto, gli ha fatto fare un volo di sette metri.»

«Lo so, lo so, ma non l’ho fatto volontariamente. È stato un incidente. Io gli ho solo dato una piccola spinta per allontanarlo dalla slitta. Che colpa ne ho se quell’idiota ha perso l’equilibrio ed è caduto a testa in giù proprio sul cemento del vialetto? Un incidente, ispettore. E, comunque, ho fatto tutto il possibile per salvarlo, sa? Li ho chiamati io, i soccorsi, e sono rimasta lì fino a quando sono arrivati con i lampeggianti e le sirene. Che scena, ispettore, avrebbe dovuto esserci.»

«Guardi che c’ero. Mi hanno chiamato quando è stato dichiarato il decesso. Ero di turno, me li faccio tutti io, i turni delle feste.»

«Oh, mi dispiace, ispettore. L’hanno tirata giù dal letto proprio la notte di Natale?»

«Eh già. E, oltretutto, non riceverò nemmeno i regali, perché ho dovuto sequestrare tutto il carico della slitta che lei ha sfasciato. Per non parlare della villetta, che è diventata la scena di un crimine. Ma si rende conto, signora Befana, che lei ha ucciso Babbo Natale?»

«Ispettore, le ho già detto che è stato un incidente.»

«Sì, ma adesso chi porterà i regali la notte di Natale? Ci penserà lei?»

«Guardi che posso farcela benissimo, sa? Noi donne, quando ci impegniamo, sappiamo fare le cose molto meglio degli uomini.»

«Ma un omicidio è pur sempre un omicidio. Non penserà di farla franca, vero? Ci sarà un processo, una condanna. È omicidio preterintenzionale, da dieci a diciotto anni.»

«È omicidio colposo, ispettore, da sei mesi a cinque anni. Gliel’ho detto, è stato un incidente. Con un bravo avvocato, le attenuanti generiche e tutto il resto, per il prossimo Natale sarò fuori. E i regali, non si preoccupi, li porterò anche a lei.»

Un racconto di Elisabetta Tocchetti

Illustrazione di Bottone

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