L’ultimo Natale

21.58.03 – 22.01.47, 25.12.2023

La sagoma dell’uomo viene catturata dall’obiettivo. Il pon pon sul cappello batte sul viso a ogni passo. L’uomo guarda a terra, si china, allunga le mani e poi le ritrae. Se le porta al viso, coprendo gli occhi. Esce dall’inquadratura barcollando all’indietro.

21.57, 25.12.2023 – Augusto

Elena gli ha coperto il piatto. Per non farle freddare, ha detto. Le lasagne sono il suo piatto preferito. Le ha preparate per lui, come un tempo preparava per me i ravioli e il brodo. Ha sempre una premura per Saverio, come fosse lui suo marito.

Non essere sciocco, Augusto. Ormai anche lui è un po’ come un figlio.

Per me no. Per me sarà sempre quello che si è preso Marta e l’ha portata via da me. Quello che l’ha fatta piangere e soffrire, come adesso. Che pena quando la mia bambina si sforza di sorridere, la testa altrove. Ha rovinato anche la cena di Natale, dopo il compleanno di Elia, e la sua vita.

È inaccettabile, ho sussurrato a Elena quando, con le braccia, si è allungata intorno al mio corpo per sparecchiare.

Inaccettabile, le ho sussurrato anche in cucina. Lei mi ha appoggiato una mano sul petto e mi ha chiesto di andarlo a cercare. Di fare piano, ché lei avrebbe distratto nostra figlia e il bimbo.

Doveva essere qui almeno un’ora fa.

Sbagli: non sarebbe mai dovuto esser qui.

Non essere sciocco, Augusto.

Quando ho smesso di essere suo marito e sono diventato sciocco? L’arrosto a fette aspetta solo di essere mangiato. Il giaccone pesante indossato con accortezza per fare meno rumore possibile. La porta sul retro da cui esco.

Non ricordo di aver mai sentito le gambe così gelide durante una magica notte di Natale.

Esito, voltandomi indietro. Nella cucina la luce si spegne. Nel salotto l’albero è avvolto nel buio per un secondo di troppo.

Non tornerà più, penso.

21.21, 25.12.2023 – Marta

Ha dimenticato il portafoglio. All’interno, le fototessere di noi tre. Aveva detto che le avrebbe portate sempre con sé, invece…

I piatti con il filo color oro, il centrotavola con l’agrifoglio. Tre candele rosse, una per ogni braccio del candelabro in argento. L’odore di zolfo subito dopo l’attrito con la superficie porosa. La fiamma trema, un poco anche io.

Finisco io di preparare la tavola. No, mamma, non ha detto quando sarebbe tornato. Starà via poco, lo sai che le feste lo affaticano.

La candela a sinistra si spegne senza neanche un colpo di vento. Lo stoppino rimane nero e si sfalda tra le mie dita quando provo a toccarlo. Immaginavo di sentire caldo, invece è freddo.

A prelevare, mamma. Sì, doveva proprio andare subito. Nella fretta non ha preso neppure il cellulare, no, non posso chiamarlo.

Ha dimenticato il portafoglio, le carte una sopra l’altra, in ordine nei loro scomparti. Non ne manca nessuna. Le sfioro: il bordo rigido è appena tagliente sotto i miei polpastrelli.

21.02, 25.12.2023 – Elia

Quando torna babbo? Volevo andare con lui ma ha detto di no.

Mi ha fatto promettere di fare il bravo. Che guaio posso combinare in cinque minuti, babbo? Mi ha dato un bacio sulla fronte e spettinato i capelli.

È uscito senza mettersi la giacca.

Ha urlato ciao, la voce era strana, non sembrava quella con cui mi legge le storie, la sera.

Rivedo gli ultimi attimi. Eccolo, ancora oltre la porta.

Babbo sta male?

Che dici, tesoro?

Mamma esce, lo ferma davanti al cancello bianco, in fondo al vialetto. La nonna mi posa una mano sulla spalla. 

Vieni a giocare, su. Con tutti i regali che ti ha portato Babbo Natale, hai un bel da fare nell’attesa.

Nonna, perché fanno così?

Succede quando i grandi si vogliono bene.

Mi abbraccia. Si abbracciano anche i miei genitori in fondo al vialetto.

Quando rientra, mi stringo intorno al collo della mamma: il suo naso gelato sulla mia guancia calda. Restiamo così, finché il suo naso e la mia guancia diventano tiepidi.

21.00.00 – 21.01.39, 25.12.2023

Uno sfarfallio. Luce, ombra, luce. Una nuvola che nel suo veloce correre copre il sole. Le foglie degli alberi continuano a vacillare aggrappate a un ramo, scosse dal vento. Il muso di un cane si affaccia in un angolo, in basso a destra, poi sparisce oltre l’inquadratura, dove era apparso.

L’orologio digitale arancione è l’unica traccia del tempo che, incurante, continua a passare. Luce, ombra, luce.

20.58, 25.12.2023 – Ettore

Pronto? Sì, in ritardo. Ho già il costume, almeno recuperiamo il tempo perso. Quanti ospiti? Ho impacchettato come mi avevate chiesto. Ma che… pronto? Scusi, la richiamo.

I fantasmi non esistono, neanche Babbo Natale. Eppure un bambino direbbe di sì vedendomi vestito per l’occasione. Un’ombra camminava al buio, proprio sul cavalcavia. Rallento, cerco un posto dove fermarmi. L’ombra non c’è più.

20.56, 25.12.2023 – Saverio

Ho spento la radio appena la voce di Neil Young è sfumata in un jingle pubblicitario.

Fuori, il vento gelido mi trapassa, quasi voglia placcarmi. Impiego centotredici secondi per fare venticinque passi.

Arrivo sulla vetta della sopraelevata e mi siedo sulla staccionata. Da oggi, per mio figlio il Natale non sarà più magico, e un po’ mi odio per questo. Quale mostro si permetterebbe di rovinare al proprio bambino ogni Natale futuro?

Cerco un sasso da lanciare per tastare la profondità del precipizio. Ne scelgo uno abbastanza pesante per essere sicuro di sentire il suono dell’atterraggio.

Ho sempre sognato di imparare a volare. Ora sono grato di non esserci riuscito.

Trattengo il fiato e mi godo il mio ultimo respiro.

Un racconto di Serena Barsottelli

Illustrazione di Margherita Durante

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