margherita durante

Voce d’inchiostro

All’uscita dalla sede del partito, la voce entusiasta del segretario Lamberti copriva il tap tap dei passi dell’uomo fumetto. «Mancano ancora sei mesi, eppure sei già il candidato ideale per il ventisette percento degli elettori».

«Il ventisette?» domandò stupito l’uomo fumetto.

«I sondaggi parlano chiaro! Un’unica cosa, se posso: lasciati andare un po’ di più. Non tutti i problemi hanno una soluzione, ma noi mostriamo di prenderli a cuore lo stesso. È il segreto della politica».

“Ma le persone hanno diritto a una risposta concreta”, l’uomo fumetto non aveva neppure bisogno di dirlo, giacché un balloon ovattato accanto alla testa rifletteva i suoi pensieri.

Lamberti si tolse il sigaro di bocca, guardò al pensiero sospeso e sorrise. «Trasparenza e fiducia, ecco cosa amano di te» disse, citando lo slogan della campagna elettorale. Il fumo grigio salì a coprire la nuvoletta dei pensieri. «Vai forte, eh. La gente ti apprezza e tutto, ma lasciamo da parte l’esitazione nei prossimi discorsi».

«Cerco le parole giuste, provo a essere chiaro».

«Sì, ma quella cosa dei puntini nelle linee di dialogo, quando ti soffermi a riflettere, intendo. In quei momenti andiamo giù nei sondaggi. Promettere di occuparsi delle cose è già una risposta».

Doveva ancora calibrare bene i segni, una sfida che affrontava da quando aveva deciso di lasciare le pagine di carta. Sempre più spesso, ormai, i personaggi dei fumetti venivano usati e strumentalizzati per veicolare messaggi studiati a tavolino dalle redazioni. Era già successo all’uomo di ferro – d’altronde il suo nome sembrava quasi un destino: e allora via agli sguardi ammiccanti, incorniciati dai possenti bicipiti, e al machismo che si imponeva nel nuovo arco narrativo.

«Adesso basta coi flashback, arriva la stampa» disse Lamberti all’indirizzo della giornalista che saliva le scale, con annaspante cameraman al seguito.

«Eccoci con uno dei candidati. E che candidato!» esordì la giornalista con artificiosa complicità, puntandogli contro il microfono. «Uomo Fumetto, recentemente ha affermato che la verità è parte del suo programma. Ecco, vorrei chiederle, chi è il suo elettorato? A chi parla la sua politica?».

Lamberti si preparava al successo: non era una questione di verità o trasparenza, è che ogni parola di quell’uomo era un manifesto elettorale. L’uomo fumetto fece un passo in avanti per consentire al cameraman di inquadrare anche i balloon nella ripresa. «Quello che vogliamo è…» stava dicendo, quando inciampò su uno scalino, un sonoro THUD delle mani sul suolo fermò la frase a metà, un attimo di suspense e… il balloon gli cadde addosso, coi puntini di sospensione sparati come le biglie di un flipper fuori dalla cornice di dialogo. I presenti rimasero attoniti, così come molti spettatori in diretta.

L’intervistato raccolse tempestivamente il punto più vicino e se lo mise in tasca. Stava per lanciarsi all’inseguimento di un’altra sfera d’inchiostro quando Lamberti richiamò la sua attenzione sulla giornalista. La donna cullava tra le mani il secondo punto di sospensione, lo ammirava estasiata, i capelli leggermente scompigliati sul respiro trepidante. Stava per ringraziarla, la mano in avanti per ricevere quanto era suo, ma si accorse subito che il punto aveva segnato l’inizio di un nuovo capoverso per la donna; una storia tutta sua vissuta ai confini con le réclame. «È bellissimo!» disse lei, e davanti alla telecamera sembrava quasi di sentire un crescendo musicale. Forse l’aveva messa, vai a capire come, il cameraman. “E adesso che faccio?” pensava l’uomo fumetto, senza i suoi punti di sospensione, prigioniero di una titubanza inespressa. Prontamente Lamberti strappò il gioiello dalle mani della donna e un barlume di avidità gli attraversò lo sguardo, ma l’interesse per la campagna elettorale prevalse. Lanciò il punto all’uomo fumetto, allontanando lui e tutti i suoi pensieri dalla ripresa: «Ci penso io qui, tu corri a recuperare l’altro!»

L’ultimo segno d’interpunzione era fuggito perforando il soprabito del cameraman come il foro di un proiettile e aveva continuato a rimbalzare giù per le scale, duro quanto un tocco sordo sul tasto di un pianoforte, interrompendo qui e lì l’andamento dei passanti.

L’uomo fumetto non impiegò molto a ritrovarlo, attratto dai primi clacson di protesta delle automobili. Era lì, in mezzo alla strada, più grosso di una palla di cannone, che ostacolava il transito. Qualcuno dei passanti provava a spostarlo, ma più tentava, più il punto si ingrandiva. E più persone arrivavano al punto, più concludevano laconiche: «Inutile». «Non si sposta». «Niente».

L’uomo fumetto provò a parlare alla folla, ma non sapeva come spiegare quello che stava accadendo, e le sue esitazioni alimentavano le proteste che mutarono rapidamente in grugniti di rabbia. I suoi balloon sbattevano contro l’enorme punto nero e le crepe nel terreno minacciavano un crollo del manto stradale. Così fece l’unica cosa sensata e, toccando il meteorite sferico, si aprì un varco. Un ultimo sguardo al mondo degli umani, che lo videro sparire.

La massa d’inchiostro rimpicciolì e i presenti udirono l’uomo fumetto come da una radio; i primi passi di una voce narrante.

«Scusatemi» disse, mentre il punto si divideva per gemmazione. «Non avevo capito la natura delle cose». E dal secondo punto nacque un’escrescenza, che si separò in un terzo gemello. «Perdonatemi se ho creduto di poter…»

Un racconto di Valerio Russo

Illustrazione di Margherita Durante

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