Luca Luca, le canne le canne

Hai presente cosa sono le canne, gli domanda Chicca. Sì, certo che ce l’ho presente, risponde Spillo, sono una cosa simile agli spinelli, perché me lo chiedi. Esatto, noi quelle dobbiamo iniziare a farci, comunque sono la stessa cosa, deficiente, e poi spinelli non si usa più, cosa sei, uno sbirro in borghese. Chicca si solleva dalle mattonelle su cui stava distesa in reggiseno e mutande e butta la cartaccia del gelato nel cestino della cameretta. La luce filtra soltanto dalla feritoia tra la porta e il pavimento e dal margine minimo concesso alle persiane, per il resto è solo buio e trentasei gradi di mugugni. Ti spiace se giro per casa tua così, chiede lei. A ogni passo la pianta dei suoi piedi sudati rimane incollata per terra e nella stanza rimbomba il suono di uno strappo. Spillo sta con gli occhi chiusi. Si tira su e indossa la maglietta oversize dei Joy Division che copre in parte i morsi e gli arrossamenti che gli spuntano sul corpo ogni mattina, dopo le notti insonni di combattimenti e cuscinate contro il muro. Le dice che non è un problema e che a casa non c’è nessuno, e le chiede il favore di portargli una bottiglia d’acqua fresca dal frigo. Per quale motivo dici che dovremmo iniziare a farci le canne, chiede Spillo. Chicca sospira impaziente; gli dice che iniziare a fumare segna il vero passaggio all’adolescenza, che solo in questo modo saranno accettati da tutti. Ma noi non abbiamo mai fumato neppure una sigaretta, obietta Spillo, quando ci vengono offerte rifiutiamo sempre, io non so nemmeno tenerla in mano senza sembrare una donnina. Tu sei una donnina Spì, siamo tutti donnine, e adesso accetteremo tutto, gli fa lei, tutto quello che ci propongono, vuoi o non vuoi farti notare da Luca. Se, vabbè, Luca, risponde Spillo, a quello piacciono le ragazze, lo hanno visto che baciava una più grande, che ci deve fare con uno come me. Spillo si muove in direzione del ventilatore da tavolo poggiato sulla scrivania e avvicina la faccia alle tre pale che ruotano a velocità doppia. Spalanca la bocca, bacia la griglia di metallo, avverte il gelo sui denti, comincia a ripetere come una litania: Luca, Luca, le canne, le canne. Il ventilatore distorce la sua voce e la rende robotica. Anche Chicca lo raggiunge e insieme ripetono Luca, Luca, le canne, le canne.

Chicca dice che la prima cosa da sapere è dove cercare l’erba. Afferma di conoscere un sito, lo ha sentito dire a suo fratello, è tipo una rubrica dei consigli, ora lo apriamo e chiediamo come si fa a trovarla da queste parti senza che ci becchi la Polizia o che gli spaccini ci rifilino una sola. Smanettano sul sito in inglese, cercando sul dizionario online il significato delle parole che non conoscono. La guida dice che si può trovare a pochi passi da qui, alla metro, esulta Spillo, scrivono testualmente che ci sono gruppi di africani che girano per la stazione e che di solito sono loro a venderla. Chicca gli chiede se secondo lui saranno lì anche a quest’ora: sono le tre di pomeriggio, gli fa, la città è un deserto, in giro non ci saranno esseri umani, solo zombie assetati. Aprono la finestra per guardare di sotto; la Prenestina è la strada della loro desolazione estiva. A quest’ora non c’è traffico e, accanto ai cassonetti pieni, ci sono materassi sfondati, pneumatici, bidet e passeggini capovolti al sole. Spillo mette una mano fuori e la tira subito indietro. Fa troppo caldo per uscire, aspettiamo almeno un paio d’ore, intanto pianifichiamo come muoverci. Chicca acconsente e richiudono la finestra. Accendono la televisione, un’altra telenovela turca su Rete 4, lasciano in muto. Lei prende il computer e fa partire su YouTube la versione karaoke di Giudizi Universali. Spillo dice che è peggio di ingurgitare un blister intero di tranquillanti; Chicca solleva il ventilatore, lo usa come microfono, urlando il testo dentro le pale vorticanti: ora tocca a te, gli fa, cantane una tu. Lui seleziona la strumentale di Love Will Tear Us Apart e inizia a imitare Ian Curtis. Lei dice che la voce da ventilatore ci sta benissimo, che così è perfetta. Spillo canta, si contorce, fa girare i polsi come dei mulinelli; Chicca balla lentamente, a un ritmo diverso, dietro di lui.

Resta solo da capire chi va tra noi due, dice Spillo, secondo me dovresti andare tu che sei più spigliata di me. Dobbiamo andare insieme, risponde lei, è un’esperienza che dobbiamo fare io e te, se vuoi parlo io ma non lasciarmi sola. Tra due ore i genitori di Spillo torneranno dal lavoro e domani, usciti dall’ufficio, partiranno tutti e tre in macchina per due settimane di ferie in famiglia. Spillo confessa di avere un po’ di paura, ma se va con lei forse può superarla. Sbrighiamoci allora, dice Chicca, usciamo adesso, magari allo spacciatore chiediamo se ce la vende già rollata. Ottima idea, dice lui mentre mette i pantaloncini e indossa le scarpe; Chicca si riveste con la canotta nera e gli shorts di jeans scuri.

Che facciamo con il ventilatore, lo spegniamo o lo lasciamo acceso per fare circolare l’aria mentre non ci siamo, chiede lei. Spillo vuole lasciarlo così, almeno la stanza sarà fresca al loro rientro, e preme sul bottone centrale per attivare la modalità oscillazione. Sei sicura di quello che stiamo facendo, le chiede un’ultima volta. Sì, fa lei, e inizia a saltare giù per le scale di corsa. Stai attenta, le dice Spillo, stai attenta, aspettami un secondo, frena. 

Un racconto di Giovanni Marco Maggio

Illustrazione di Francesco Paci

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