Gusto limone

E intanto il gigante ghiacciolo al limone nella mia piscina continua a sciogliersi. Il clima, che tanto abbiamo fatto arrabbiare in questi anni, alla fine ha deciso di prendersela con noi, con me.

La punta del ghiacciolo si è abbassata di un altro metro questa settimana. Papà dice che di questo passo, entro la fine dell’estate, si abbasserà più dell’anno scorso.

Per proteggerlo abbiamo smesso di fare il bagno in piscina, e con questo caldo non è facile. Mi manca nuotare fino alla riva del ghiacciolo e leccarlo velocemente, prima che la lingua ci si attacchi. Mi manca la granita che si forma intorno al lettino gonfiabile. A volte, quando nessuno mi vede, mi avvicino di nascosto al bordo piscina, infilo un dito nell’acqua e lo lecco, cercando di gustarmi quel sapore amarognolo che ho paura di non sentire più, tra qualche mese.

Ieri il papà e la mamma si sono immersi con le tute per controllare la situazione sul fondo. La parte sott’acqua è circa sette o otto volte la parte sopra, ma anche quella ha iniziato ad andarsene.

“L’acqua sembra il brodo della nonna” mi hanno detto tristi.

“Quello con i tortellini?”

“Quello.”

A me il brodo della nonna piace, al ghiacciolo no.

Anche Luca ha un ghiacciolo in piscina, e anche il suo ha iniziato ad abbassarsi. Io purtroppo non posso andare a giocarci, perché è alla fragola e la mamma dice che sono allergico. Anche il suo ha iniziato ad abbassarsi molto.

La sua famiglia ha chiamato un ghiacciologo, perché loro non badano a spese, e questo ghiacciologo ha detto che se vogliono possono salvarlo: basta creare una tenda enorme che lo copra tutto, e dentro abbassare la temperatura finché il ghiacciolo non smetterà di sciogliersi. Papà ha detto che è un errore, perché il tendone peggiorerà le cose per tutti gli altri ghiaccioli.

Perché non possiamo fare un’unica tenda gigante, allora? Una che copra tutti i ghiaccioli? Perché non possiamo salvare anche il nostro al limone? E quello di Alice, alla menta? O quello di Alex, anche se è al tamarindo e non piace a nessuno?

Papà ha detto che non è così semplice, che ognuno pensa solo al suo ghiacciolo, e che dobbiamo pensare solo al nostro, perché se non lo facciamo noi, nessun altro lo farà.

Ho chiesto a papà cosa potevo fare, lui mi ha risposto che possiamo solo aspettare, e sperare che il signore che abita sopra il ghiacciolo intervenga.

Questa cosa mi ha fatto molto pensare; c’è qualcuno in cima al ghiacciolo? È lui che decide? C’è un signore che abita sopra i ghiaccioli di tutti o solo sopra il nostro? E perché è lui che decide?

Però tutto questo rispondeva a una domanda: sì, qualcosa si poteva fare.

Per questo un giorno sono andato lassù. Ho preso gli scarponi e sono andato sulla cima per parlare con lui, per chiedergli di salvare il ghiacciolo.

Ma lassù non c’è nessuno.

Non c’era una casa, una casina, o una casetta, niente. C’era solo la punta gialla che ogni giorno diventa sempre più bassa.

Ho urlato, ho chiamato il signore, ma non mi ha risposto nessuno.

Ho pensato che magari fosse uscito e che sarebbe tornato tardi, per questo ho aspettato tutta la notte lì, annusando quell’aria così fresca, così profumata… ma non è servito a niente. Quando sono sceso papà e mamma erano in pensiero. Ho spiegato loro dov’ero, hanno detto di non andare più.

Ma io non mi arrendo, il mio ghiacciolo ha bisogno di me, e io di lui. Per questo sono uscito di nascosto una seconda volta: ho preso la bici della nonna, quella con il cestello grande davanti, e sono andato al supermercato. Ho usato tutti i miei risparmi per comprare due grandi sacchi di ghiaccio, ma è stato tutto inutile: non sono riuscito nemmeno ad arrivare a casa che si erano già sciolti.

Scusa ghiacciolino mio, speravo davvero avrebbe funzionato.

Quando ha iniziato a perdere alcuni pezzi, mamma ha urlato. Io ho pensato fosse una cosa carina: sembrava che il nostro ghiacciolo avesse avuto tanti bambini, ora non era più solo.

Papà però non la pensava come me, e allora è andato alla banca, ha preso tanti soldi e ha chiamato anche lui un ghiacciologo, un uomo basso con il camice bianco; ha detto che possiamo fare di nuovo il bagno intorno al ghiacciolo, e di godercelo finché è lì, che più o meno è la stessa cosa che ho pensato io, anche se non sono esperto come lui. 

Mi sono messo il costume e mi sono buttato in piscina.

Ora che l’estate sta per finire riesco quasi a vedere la punta.

Le giornate sono ancora calde, ma almeno ho il mio ghiacciolo al limone.

Un racconto di Federico Bastianelli

Illustrazione di Marciamela

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