Sto nascendo. Mi dicono già che un giorno morirò. Che non devo avere paura, noi rinasciamo sempre. Metti quell’herpes sulle labbra: è la terza volta che compare quest’anno. Io sono quello a destra, mi vedi? Sulla narice destra. Non quella, l’altra, alla mia destra! Ecco, m’hai trovato.
Dicono che sono fortunato perché sto sbucando in un posto abbastanza nascosto. Accanto a me ci sono due punti neri che a quanto pare sono qui da anni senza che se ne sia accorto nessuno. M’hanno avvertito: quello che deve più spaventarmi al mondo sono gli indici. Quando vedo quelle due dita avvicinarsi a me e farsi sempre più grandi significa che sta arrivando la fine. A Bill è successo questo qualche giorno fa: è esploso da tutte le parti. Io stesso mi sono ricoperto di bianco e di rosso, uno spettacolo orribile. C’è stato un silenzio assordante, tra i punti neri. Sono molto saggi, sarà perché sono quasi eterni.
La mia famiglia vive sulla punta del naso. È un periodo in cui siamo in molti, perché la persona su cui abitiamo è adolescente. Se mi affaccio vedo altri vicini di casa sulle guance. Qualche volta si bagnano perché la ragazza è triste. Pene d’amore, dicono i punti neri. I punti neri sono molto saggi, ma questo l’ho già detto.
L’altro giorno però l’ho capita. La ragazza, intendo, ho capito cosa prova. Ho visto una grande ombra avvicinarsi a me e ho pensato: sono due indici, è la mia ora. Invece era un altro naso, e su quel naso c’eri tu. Sono giovane, lo so, ma credimi: sei il neo più bello che io abbia mai visto. La tua superficie così liscia e chiara, le tue venature sottili. Sei uno di quei nei che rendono un volto degno di essere guardato. Sfiorandoti ho sfiorato il pensiero di volere vivere anch’io in eterno, come i punti neri. Vorrei che la mia vita fosse più lunga per aumentare le probabilità del nostro contatto. Ma tu m’hai visto? Sai di avermi sfiorato? Devo ancora affacciarmi fuori dalla cute e non ho percepito altro che la tua pigmentata morbidezza. Se solo potessi rivederti ti direi queste e altre cose.
Vivi sulla faccia di quel ragazzo, vero? Sai che intenzioni ha? Se amerà mai quella su cui vivo io? Perché se loro si amassero, Neo – ti chiamerò così – potremmo amarci anche noi.
Sarebbe bello che i due ragazzi fossero eschimesi. L’altro giorno un punto nero m’ha raccontato che gli eschimesi si salutano così, naso a naso. Potremmo vederci ogni giorno.
Un punto nero sospira qui accanto a me. Secondo lui quello che provo è la stessa cosa che ha ammazzato Bill. Voleva farsi vedere da uno di quei brufoli che vivono sullo zigomo destro e allora si è fatto enorme. Mi noterà, pensava, s’innamorerà di me. Era diventato una gigantesca palla bianca sulla punta del naso, s’è fatto notare anche dagli indici.
I punti neri dicono che sono tempi duri, in cui si usano creme antiacne che impediscono la nascita di gente come noi. In cui la bellezza è un fatto del tutto superficiale, e se ci siamo noi la superficie viene deturpata, perciò ci devono eliminare. Passano un tempo indefinito a fissarsi allo specchio per vedere se ci siamo, in quanti siamo. Si occupano del nostro stato di salute nel loro strano modo.
Forse con una crema antiacne Bill non sarebbe morto, chi lo sa. Sarebbe rimasto inosservato, certo, ma non avrebbe realizzato questo suo desiderio, questo scambio di sguardi. Ci piace pensare che lei l’abbia visto, poco prima che esplodesse. O che una piccola parte di lui le sia schizzata addosso in modo che potessero conoscersi da vicino. Sì, dev’essere andata così.
Se capitasse a me non potresti sentirmi o vedermi – tu vivi su un altro naso. Semplicemente non mi troveresti più.
A volte penso che quello che ci uccide è la stessa cosa che ci tiene in vita: la possibilità, il rischio, di essere sfiorati, scoperti, visti. La nostra esistenza è tutta un gioco di spionaggio. Il senso dei nostri giorni è anche la causa della loro fine. E nel frattempo ci sfioriamo, ci scopriamo, ci vediamo. Nel mio caso, sperando che questa gente che ci porta addosso sia davvero eschimese.
Un racconto di Sabrina Sapienza
Illustrazione di Cartone

