Herald

“Perché non prendi un gatto?”

Sempre la stessa domanda solo perché alla mia età non ho un uomo fisso a scaldarmi il letto. Quando rispondo che ho già chi mi tiene occupata, scrollano le spalle. Mi credono una vecchia rimbambita che rimorchia ubriachi al bar della stazione. Magari prima succedeva, mica lo nego. Sarà stata la gioventù, la solitudine. La continua voglia di cazzo. Ma ora qualcuno che mi fa compagnia ce l’ho davvero, solo che è complicato da spiegare.

A meno che non stia facendo altro, Herald mi aspetta vicino alla porta quando ritorno dal lavoro. Credo che riconosca i miei passi per le scale. Prima di andare a letto vediamo un po’ di tivvù assieme per mandare via i brutti pensieri e la mattina non uso più la sveglia, mi fa il solletico all’orecchio. Quando gli parlo ascolta con attenzione e, cosa importante per una convivenza, non litighiamo quasi mai. E poi mi aiuta: tiene lontani gli afidi dalle orchidee, le zanzare dalla stanza di notte. Per casa ormai non vola più un moscerino.

Non ci siamo stati simpatici da subito. All’inizio scappava. Certo, lo inseguivo con la scopa. A un certo punto, ho smesso. Ho pensato: che fastidio mi dà un ragno?

E così, un sabato mattina mentre languivo a letto da sola (quello dell’officina mi era venuto in bocca e se ne era andato subito dopo), ho trovato un piccolo fiore viola sul comodino. Mi sono guardata attorno e l’ho visto sul davanzale. Per ringraziarlo, ho allungato la mano e lui mi ha toccato l’unghia con la zampetta. È iniziato tutto così, con quel piccolo petalo di lavanda che conservo ancora tra le pagine di un Harmony.

Da allora ha iniziato a starmi attorno: in cucina per la colazione, sulle dita durante le faccende domestiche, sulla spalla nella lettura di un libro sdraiata sul divano.

Herald appartiene al genere Tegenaria parietina. Non sono un’appassionata di aracnologia: lo so perché gli ho scattato delle foto e la bibliotecaria me lo ha cercato nel libro ‘Guida ai ragni d’Europa’. Dalla corporatura sottile e le zampette lunghe lo abbiamo identificato come esemplare maschio. Questo, però, lo sapevo già.

Da quando siamo entrati in confidenza, infatti, alla vista di uomo che metteva piede in casa, Herald iniziava a comportarsi in maniera inusuale: faceva cadere i fogli dalla scrivania, tesseva fili per salire e scendere dal soffitto sulla testa dei malcapitati. Non era proprio agevole scacciarlo con la mano mentre qualcuno mi leccava di sotto. Ho provato a spiegargli che doveva darsi una calmata, ma è stato buono una settimana e poi ha ricominciato. Povero Maurizio, mi ha tolto il saluto per i tutti i morsi inferti sul collo. 

Poi una notte le cose hanno preso una piega diversa.

Faceva caldo, non riuscivo a dormire. Mi sentivo inquieta, saranno stati gli strascichi delle caldane, il via vai delle ambulanze, non so. Ho acceso l’abat-jour e me lo sono trovato lì, sul comodino. Ci siamo guardati negli occhi. Herald ha sempre avuto questa capacità di capirmi al volo.

Ho tolto la maglietta, mi sono messa a pancia in giù e lui mi è saltato subito addosso. All’inizio ho sentito solo uno strano solletico sulla schiena, poi ho chiuso gli occhi e mi sono rilassata. Zampettava lento, su e giù, giù e su, che tocco delicato. Mi ha ricordato quel ragazzo marocchino (Ahmed? Amir?) a cui piaceva mordicchiarmi la schiena mentre mi infilava il dito da dietro. Ho iniziato a strusciarmi sulle lenzuola, seguivo il ritmo della camminata. Dal collo poi mi è partita una scossa ed è arrivata fino all’inguine: mi sono bagnata tutta. Forse Herald deve averlo annusato perché si è fermato sulla parte lombare. A quel punto, non ho avuto esitazioni: ho sfilato le mutande e ho aperto le gambe. 

Nelle serate con il magone, abbasso la tapparella, e io e Herald facciamo così. Poi, quando ho bisogno di una vera scopata, mi faccio invitare a casa degli altri, lo trovo più rispettoso per entrambi. Succede, però, sempre di meno. Non ho più voglia di mettermi il rossetto, di fingere risate a battute idiote, di bere vino da due euro. E poi gli uomini che incontro iniziano a puzzare di vecchio.

Ho letto che la vita dei ragni si aggira intorno all’anno o due. Herald vive con me da quattro. Non facciamo piani a lungo termine. Stiamo bene così, da amanti in clandestinità.

Un racconto di Ilaria Tedesco

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