L’orologio da parete segnava l’una meno cinque.
Il colonnello Zuccotti si lasciò andare sulla poltrona girevole. Lo schienale cedette con il solito stridio – sempre lo stesso, da trent’anni di onorata carriera al servizio dello Stato: il rumore molesto di un gatto pestato, e nessuno che mai si fosse preso il disturbo di sostituirgli la sedia.
Poco male. L’ora di pranzo era vicina e le rogne della mattinata erano state poche, a parte quel nuovo maresciallo, Piscello. Un accollo senza fine. Da quando avevano abolito la leva obbligatoria, i giovani erano senza nerbo, pappamolle e saputelli, senza rispetto per i superiori. Ai suoi tempi, uno così lo avresti steso con un calcione e via, dritto in cella di disciplina con un pugno di fagioli freddi.
Il colonnello prese ad accarezzarsi il baffo bianco tra pollice e indice; l’altra mano scivolò verso il fianco del panciotto d’ordinanza, sotto la giacca. Un gesto automatico. Il vuoto al tatto lo sorprese appena, ma Zuccotti lo ignorò. Tra cinque minuti sarebbe tornato a casa. Il giovedì la moglie gli preparava il sugo di maiale. Quella mattina, prima di uscire, ne aveva raccolto un po’ con un pezzo di pane, dalla pentola sul fornello. A quel pensiero la gola gli si riempì del sapore del pranzo che lo attendeva. Chiuse gli occhi e ingoiò.
In un istante il corridoio esplose di voci.
La testa pelata del maresciallo spuntò dalla porta senza avvertimento.
«Colonnello, emergenza!»
«Piscello, si bussa.»
«Piscelli» lo corresse il maresciallo. Poi, subito: «Mi scusi, colonnello. Abbiamo arrestato un uomo in stato confusionale.»
«Le sue scuse non saranno mai abbastanza, maresciallo. Era proprio necessario, questo arresto?»
«Camminava al centro della provinciale. Delirava.»
Zuccotti si staccò dalla sedia, e lo schienale fece eco a tutto il fastidio di veder svanire in un istante sugo e pezzetti di maiale.
«Spieghi meglio, Piscello. Che significa delirava?»
«Ripeteva sempre la stessa frase: “È stato il marito, è colpa sua.” A raffica, senza senso. Nel frattempo si gettava sulle macchine in corsa. È un miracolo che non abbia causato un incidente.»
Il colonnello percorse il corridoio davanti al maresciallo, e la mano tornò sul fianco del panciotto nel solito gesto automatico. Stavolta il vuoto della fondina non lo poté ignorare. Gli arrivò come una spina nel fianco.
«Abbiamo approfondito» proseguì Piscelli. «L’uomo ha precedenti per furto, tre TSO. È scappato stamattina dalla casa di cura Serenis.»
«Basagli maledetto» borbottò Zuccotti. «E io a raccogliere i pazzi per strada.»
«Basaglia, colonnello. Basaglia.»
«Piscello, non mi faccia spazientire o la trasferisco a dirigere il traffico. Chi c’è con il pazzo?»
«Il tenente Ricci. Lo sta interrogando.»
Il colonnello si fermò davanti alla porta, sistemò la giacca per coprire bene il panciotto, ed entrò.
Un uomo dalla testa piccola e nera scattò in piedi, ma i due agenti ai suoi lati lo rimisero a sedere.
«Io non ho fatto niente!» urlò l’uomo. «Il marito! È colpa sua!»
Zuccotti si voltò verso Ricci. Il tenente sedeva a gambe larghe, le mani in tasca, la bocca che gli tirava giù tutto il volto.
«Abbiamo il timore che abbia ucciso una donna» disse Ricci. «Poco fa.»
Il colonnello tornò a guardare l’uomo. In quel momento un braccio ossuto, folle, si levò con l’indice puntato contro Ricci.
«Non è vero, io l’ho aiutata!»
«Che donna?» chiese Zuccotti, rivolto al tenente.
«Era rimasta fuori casa!» rispose invece l’uomo, prima che Ricci potesse aprire bocca.
«Ricci, che farnetica questo?»
«Nessuno mi crede mai» disse l’uomo, quasi fra sé.
«Stia zitto, lei.» Poi, a Ricci: «Ma l’ha aiutata o l’ha ammazzata? Ricci, per favore, continui.»
«Pare che il signore qui presente abbia forzato la finestra per far rientrare la donna in casa» spiegò il tenente. «Poi le ha chiesto dei soldi come ricompensa, ma lei non ne aveva con sé.»
«I soldi… Erano miei… E invece niente, niente, niente… Il marito li ha presi! Colpa sua!»
«La smetta!» sbottò Zuccotti. Quell’omuncolo stizzoso gli aveva già rovinato la giornata. E il sugo, ormai, era sicuramente freddo. Non meritava di fiatare.
«E quindi l’ha uccisa?» chiese al tenente.
«Così pare.»
«Fammi capire, Ricci.» Zuccotti si strofinò la fronte. «Che ci faceva la signora fuori casa senza chiavi?»
«Pare che la porta si sia richiusa mentre lei cercava di raggiungere il marito, che era appena ripartito in macchina. Si era scordato… una cosa.»
«E che cosa s’era scordato, di così importante?»
«La pistola» disse l’uomo. Non urlava più. «Se l’era scordata. Vicino al fornello.»
Zuccotti non si mosse.
La cucina. Il sugo che ribolliva nella pentola. Il pane.
E la pistola, vicino al fornello. Una mano scivolò sola sul panciotto. Stavolta sulla lingua sentì il sapore del sangue. Ingoiò.
Un racconto di Maria Grazia Manco
Illustrazione di Melissa Brusati

