Lo tiene in equilibrio reggendolo fra le mani, lo fa ondeggiare al flusso di correnti immaginarie. La madre solleva il bambino, le dita attorno al torace, come se le costole non fossero abbastanza per il suo piccolo cuore. Il bambino è tutto sorrisi, con gli occhi che guardano lontano e le braccia e le gambe tese come un punto esclamativo che squarcia il salotto in crepe di stupore. La madre lo fa sobbalzare su e giù, cerca gli occhi scintillanti del figlio, e che il suo sguardo non sia ricambiato non le importa, purché lei lo possa trovare tutte le volte che lo desidera.
Poi il punto esclamativo si lascia andare in particelle impazzite di pelle, muscoli e labbra corrucciate, le dita della madre sono diventate una fastidiosa prigione, il cuore è già abbastanza forte, vuole liberarsi e andare per la sua strada. La madre guarda sbigottita il suo bambino agitarsi in un magma scomposto di desiderio, lo mette giù piano, mentre lui grida per la prima volta, basta, mamma!, sgambetta lontano nel salotto, e la madre si accorge che il figlio è vivo.
La vita emerge dalle piastrelle del pavimento, ha soggiaciuto in attesa, è stata paziente, sarebbe potuta rimanere lì, sotto i loro ignari piedi.
La madre vede per la prima volta che il bambino vive e nei brevi confini del suo corpicino si srotoleranno gli anni, i giorni schizzeranno via spezzando ogni abbraccio di madre. Guarda il bambino e teme l’uomo che cova dentro, che non conosce ancora, e che eppure è sempre suo figlio. Vede il vecchio che si curverà e dimenticherà di aver volato nel salotto. La madre stringe i pugni, trema, ora sa che non ci sono dita capaci di sollevare un figlio dall’inevitabile, quando si mette al mondo qualcuno non si tiene niente in conto, la vita è più bella se la si immagina soltanto. Il figlio è vivo perché la madre sa che è vivo, il tempo non ancora avvenuto fracassa la stanza in cui il bambino gioca, e lei rimane attonita, circondata dagli anni passati che giacciono ai suoi piedi, imbarazzati, non sapevano dove l’avrebbero portata, solo accadendo. Si morde le labbra, fauci invisibili le masticano lo stomaco, ha già nostalgia del bambino sorridente che credeva non essere tanto vivo, ma solo un punto esclamativo a fine giornata.
Un racconto di Fabiana Castellino
Illustrazione di Artista Senza Nome


Bellissimo, uno smarrimento sbigottito in un momento di gioia che come sempre siamo costretti a guardare in faccia. Molto bello davvero
Bello bello! Complimenti ho seguito un post di Antonio Russo De Vivo su FB e sono inciampato in questa tua “vita intera”, una delle più belle cadute degli ultimi tempi. Complimenti ancora e grazie.